Il boss dei Casalesi, Francesco Bidognetti

I racconti del collaboratore di giustizia Antonio Iovine: avevamo il potere di fermare la guerra con gli scissionisti con una sola parola

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Antonio Iovine resta detenuto “dal 1991 al 1995” e, immediatamente dopo la sua scarcerazione, inizia “una latitanza preventiva che si è tramutata in latitanza effettiva a partire da 5 dicembre 1995 quando vi fu l’esecuzione del blitz per l’ordinanza Spartacus”. In quel periodo e fino al 1998, “quando fu poi arrestato”, comandava Francesco Schiavone detto Sandokan”.

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Intanto, il clan Bidognetti subisce “scissione che vide coinvolte le fazioni di Bidognetti da un lato e Cantiello dall’altro”. “Questa vicenda ebbe anche la conseguenza che Bidognetti decise di tirarsi fuori dalla cassa comune del clan”, situazione rimasta tale “fino a quando io sono stato arrestato”.

Iovine specifica che “il clan stesso esisteva in quanto esisteva la cassa comune che serviva per il pagamento degli stipendi agli affiliati”. “Io ne posso parlare con cognizione di causa e da protagonista certamente per il periodo che va dal 1998 al 2008 sedendomi in una ideale tavola a cui partecipavano Michele Zagaria, Nicola Panaro e Giuseppe Caterino”.

Il boss pentito dei Casalesi, Antonio Iovine
Il boss pentito dei Casalesi, Antonio Iovine

A proposito della faida nel clan Bidognetti, Iovine non manca di raccontare che “rimanemmo indifferenti nonostante avevamo la possibilità e il potere di decidere di interrompere una simile guerra dicendo anche solo una parola”. Sandokan avrebbe, quindi, potuto evitare il proseguimento del conflitto, a cui nel frattempo si erano uniti gli scissionisti “Luigi Diana, Alfonso Diana e i Nuvoletta di Villa Literno”, ma “non intese dare alcuna indicazione sul punto”.

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