Il progetto del super-narcos Mario Cerrone, di ritorno a Napoli da un viaggio d’affari in Spagna

«Che te ne devi fare? Noi teniamo “quei mostri”, teniamo», è la frase secca che rivolge a Mario Cerrone (ex super-narcos poi passato a collaborare con la giustizia), un suo «compare» (tale Gaetano), mentre i due sono in auto. La coppia è da poche ore tornata in Italia, reduce da un viaggio «d’affari» in Spagna, una sorta di «toccata e fuga di un giorno». Il tempo di arrivare a Napoli, e i due già sono intenzionati a commettere un reato. Cerrone, infatti, ha notato un agente di polizia in sella a una moto e progetta di rapinargli la pistola, simulando un incidente stradale. La circostanza emerge dalla conversazione intercettata; sulla vettura utilizzata dai malavitosi, gli 007 dell’Antimafia, hanno installato delle microspie. «Lo butterei per terra e mi prenderei la cosa… (l’arma, ndr)», afferma l’ex narcotrafficante.

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Il sodale ride, e poi si domanda, e interroga, al riguardo, lo stesso Cerrone: «Che avrà, una calibro 9? Sarà pure vecchia». Cerrone sottolinea: «Quello è un poliziotto (presumibilmente in borghese, ndr)». E il suo amico tiene a precisare: «Secondo me, sarà pure più vecchia della Vespa che tiene sotto (del motociclo di cui è alla guida l’agente)… Che te ne fai, compariello? Noi teniamo “quei mostri” (esalta la potenza di fuoco delle armi nella disponibilità del sodalizio criminale di cui fanno parte, ndr)». «Ma è solo per lo sfizio… solo per quello», dice il boss. E il sodale gli fa eco: «Ho capito, solo per lo sfizio di buttarlo per aria (investirlo con l’auto, ndr)». E Cerrone conclude: «Gli tirerei pure un grande pugno, Gaetano».

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