Da sinistra Raffaele Cutolo, Pasquale Barra, Antonino Cuomo, Alfredo Canale, personaggio interpretato dall'attore Nicola Di Pinto

LA STORIA DELLA CAMORRA Il padrino di Ottaviano in aula per il delitto del suo figlioccio Antonino Cuomo, che ispirò il personaggio di Alfredo Canale a Giuseppe Tornatore

di Giancarlo Tommasone

Nel film Il camorrista, Giuseppe Tornatore si è ispirato a lui, per la figura del picciotto più fidato del professore di Vesuviana (trasposizione su pellicola del boss Raffaele Cutolo). Il regista ha tenuto le iniziali, A. C., battezzando il suo personaggio Alfredo Canale (interpretato dall’attore Nicola Di Pinto). A. C. sono le stesse iniziali di Antonino Cuomo, alias ’o maranghiello, nella realtà capozona di Castellammare di Stabia per la Nco, e figlioccio del fondatore della Nuova camorra organizzata. Cuomo, come il suo alter ego di celluloide, non fa una bella fine: lo ammazzano a coltellate, in carcere, a Poggioreale, il 20 gennaio del 1980. La spedizione funesta è guidata da Pasquale Barra, meglio noto come ’o animale; lo accompagna il suo sodale di sangue e sofferenze inferte, Raffaele Catapano, anche detto il boia delle carceri. Su ordine di chi, viene ammazzato Cuomo? Secondo quanto dichiara l’esperto di coltelli e sgozzamenti, vale a dire il pentito Barra, a sentenziare la morte di ’o maranghiello, fu Cutolo. Il boss, per quel delitto finisce alla sbarra, e sfila in aula, in qualità di imputato, il 20 dicembre del 1989.

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Quel giorno, l’allora 48enne non si sente molto bene, ha da poco subìto un intervento per rimettere in sesto la dentatura malandata, ma trova lo stesso la forza per ribattere alle accuse. «Signor presidente – afferma –, io non ho fatto uccidere Cuomo, né sua moglie (Carla Campi, assassinata il 20 febbraio del 1980, ndr). Cuomo era il mio figlioccio, lo sapevano tutti, prendere un ergastolo in più non mi cambia niente, potrei ammetterlo tranquillamente, ma quell’omicidio non l’ho ordinato io». Le sentenze diranno tutt’altro, ma nel frattempo il padrino di Ottaviano si difende e spiega: «Poi, per essere precisi, Cuomo era più amico di Barra che mio». E ipotizza che il delitto sarebbe avvenuto per questioni personali, vicende che riguardavano ’o maranghiello e ’o animale, e nessun altro. Inoltre, Cutolo afferma: «Comunque l’omicidio di Cuomo ha fatto andare in paranoia Barra. Dopo averlo ucciso, temeva che io facessi ammazzare lui, perché come già detto, Cuomo era il mio figlioccio». «Dopo quell’episodio, ripeto, Barra ebbe terrore di una eventuale vendetta, ed è per questo che decise di pentirsi», tiene a sottolineare il camorrista.

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