Un malavitoso inserito nel clan Fabbrocino, intercettato mentre discute di estorsioni

Un camorrista del clan Fabbrocino viene intercettato, mentre con un suo amico, sta parlando di un imprenditore, che in precedenza ha aiutato. Quest’ultimo però, sembra non ricambiare la cortesia, «perché si va lamentando dappertutto», dice il malavitoso. «Io, ogni tanto gli porto degli assegni da cambiare, lui davanti mi fa la faccia bella, poi mi parla alle spalle: va dicendo che non vuole rotture di palle», sottolinea il boss. «Eppure – continua – quando si è trattato di aiutarlo con quello che gli voleva fare l’estorsione, sono intervenuto io e lui non ha dovuto pagare niente. E’ proprio un irriconoscente. Se sapevo che era così, mi facevo i fatti miei, e gli facevo pagare l’estorsione».

Nel corso della conversazione, i due parlano anche di una maxi rata estorsiva, che un imprenditore della zona, in occasione di una festività (i due non ricordano con precisione se si tratti di Natale o Pasqua), è stato costretto a versare al capoclan: ben 150mila euro in una volta. Una parte sostanziosa del denaro finirà direttamente al reggente della cosca e a i suoi più stretti «collaboratori», mentre il resto andrà a rimpinguare la cassa comune del clan, una sorta di fondo da cui attingere per il sostentamento dei sodali, primi fra tutti quelli che sono in difficoltà come, ad esempio, i detenuti. La circostanza, emerge, appunto, dalle conversazioni intercettate e confluite in una informativa di polizia giudiziaria prodotta sul clan Fabbrocino di San Giuseppe Vesuviano.

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