giovedì, Giugno 30, 2022
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Il “boss paciere” e la faida di Napoli Est: «Disse che Reale voleva ucciderci»

L’ex killer Umberto D’Amico accusa il commando che assassinò “Patriziotto” e tira in ballo il ras Montescuro: «Ne parlò con mio zio Gennaro, voleva prendersi San Giovanni»

di Luigi Nicolosi

Dietro l’omicidio del capozona di San Giovanni a Teduccio, Patrizio Reale, potrebbe non esserci stata soltanto l’eterna lotta per il controllo delle piazza di spaccio. A innescare il delitto, o comunque ad accendere la miccia finale, sarebbe stato un sospetto. Una “notizia” riferita ai ras del clan Mazzarella-D’Amico dallo storico boss di Sant’Erasmo, Carmine Montescuro: «A un certo punto il “menuzzo” Montescuro disse a mio zio Gennaro che Patrizio Reale ci voleva uccidere per prendersi San Giovanni». A quel punto la cosca di Napoli Est avrebbe deciso di giocare d’anticipo. Parola dell’ex ras e killer Umberto D’Amico, già coinvolto nell’omicidio di Luigi Mignano, il cosiddetto “delitto dello zainetto”.

È il 18 luglio del 2019 quando Umberto D’Amico “’o lione”, da pochi mesi passato dalla parte dello Stato, racconta ai pm della Dda di Napoli tutti i retroscena riguardanti l’agguato mortale ai danni di Patrizio Reale, un delitto, quello dell’11 ottobre 2009, al quale lui stesso partecipò con il ruolo di staffettista: «L’omicidio – ha spiegato il pentito – è avvenuto verso ottobre, prima o dopo il compleanno di Gesualdo Sartori. Erano fuori tutti e tre i fratelli D’Amico, Gennaro, Luigi e Salvatore. Quando uscì Patrizio Reale dal carcere ci fu un periodo nel quale ci rispettavamo. Ognuno gestiva le proprie cose, nel senso che San Giovanni era nostro e i Reale si gestivano la propria piazza di spaccio. Dei Reale erano liberi Antonio Reale “’o ninnillo”, Gennaro Reale “bamboccio”, Antonio Reale figlio del “cinese”, “’o mericano”, un altro ragazzo di cui non ricordo il nome».

Ma il fuoco della faida stava già covando solo le ceneri e di lì a breve quella pax di camorra sarebbe diventata solo un lontano ricordo: «A un certo punto – ha rivelato Umberto D’Amico – il menuzzo, Montescuro, disse a mio zio Gennaro che Patrizio Reale ci voleva uccidere per prendersi San Giovanni. Montescuro è un paciere e aveva rapporti con tutti i clan. Decidemmo allora di uccidere Patrizio Reale. La decisione venne presa da Gennaro, Salvatore e Luigi D’Amico, da me, Gennaro Improta, Ciro Ciriello. Incaricammo Gesualdo Sartori e Armando De Maio. Loro facevano parte del clan e stavano spesso da noi, sempre nel circoletto di mio zio Gennaro». Maturato l’ordine di morte, Patrizio Reale sarebbe stato poi assassinato a colpi di pistola all’interno del locale del rione Pazzigno in cui lui e i suoi uomini erano soliti trafficare droga. Dopo oltre dieci anni di indagini, anche grazie alle rivelazioni di Umberto D’Amico, il delitto potrebbe però finalmente essere stato risolto: pochi giorni fa, infatti, i presunti mandanti e sicari sono stati assicurati alla giustizia.

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