Un sequestro di denaro

Le lamentele (intercettate dall’Antimafia) di un camorrista che si sfoga con il suo braccio destro

Si trova in regime di soggiorno obbligato, il boss di un potente clan del Vesuviano, quando viene intercettato dagli 007 dell’Antimafia. Le cimici spia che gli esperti dell’intelligence hanno installato nel suo appartamento (in una località della Lombardia) captano una conversazione assai interessante sotto il profilo delle indagini. Il camorrista, infatti, si lamenta delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia e dalla convivente di quest’ultimo. Oltre a temere le conseguenze (sul piano giudiziario) di quanto sta raccontando il pentito, il boss esterna anche il fastidio per alcune accuse, che gli sono state mosse.

In particolare, il collaboratore e la convivente hanno parlato di ben quaranta estorsioni effettuate ai danni di altrettanti commercianti, e hanno detto che erano tutte riconducibili a richieste autorizzate dal boss. Che si sente addirittura offeso dalle accuse nei suoi confronti, perché spiega al suo braccio destro, che l’ammontare delle estorsioni è veramente esiguo. «Io poi mi mettevo in mezzo per cose di 2.000 euro l’una? Quella è roba da pezzenti che ci accollano (di cui ci accusano, ndr). Ma non lo sanno che qua giriamo (contiamo, ma anche muoviamo, ndr) i miliardi di lire?», afferma il capoclan.

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Che poi ipotizza che nei suoi confronti sia stata imbastita una trama persecutoria. Ciò, confida al suo sodale, sarebbe stato favorito dal peso del proprio nome in ambito criminale: «Quello poi, a livello di Procura, il nome è grosso. Cioè, qua non parliamo di uno “sciacquino” qualunque, quella è anche la gente che ti fa crescere il nome, con quello che dicono di te. E’ la nominata, pure a uscire sempre sopra i giornali, ti fanno notare e ti inguaiano».