La circostanza emerge dalla intercettazione di due affiliati che raccontano della decisione presa dal padrino Mario Fabbrocino

Due fratelli, due malavitosi del Vesuviano, hanno rischiato seriamente di «farsi il viaggio di nozze», vale a dire di essere ammazzati. Tutto perché, sono subentrati, senza alcun permesso, nella riscossione del pizzo in danno di un imprenditore della zona, in seguito al decesso del precedente estorsore. A far emergere la circostanza è il dialogo intercettato di due sodali legati al clan Fabbrocino, che discutono dell’accaduto. La coppia parla di una estorsione a cui era stato sottoposto un industriale con attività nel comprensorio nolano, una tangente di 5.000 euro mensili. Successivamente alla scomparsa della persona che per prima aveva imposto la richiesta, l’azione illecita era stata proseguita dai due fratelli.

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Della cosa però non era stato informato il «masto», che per gli inquirenti altri non può essere che il boss Mario Fabbrocino (deceduto nell’aprile del 2019). Il messaggio della decisione del padrino, relativa all’interruzione immediata dell’estorsione nei confronti dell’industriale, viene recapitato a uno dei fratelli, che non ha altra scelta, se non vuole essere eliminato: obbedisce.

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«Ma quello si è salvato in extremis, per quel servizio… altrimenti (Mario Fabbrocino, ndr) lo portava a fare il “viaggio di nozze” (lo faceva ammazzare, ndr)», afferma uno degli interlocutori intercettati dall’Antimafia. I due commentano appunto, l’evolversi della situazione, relativamente al fatto che nella vicenda è intervenuto il «masto» opponendo il suo decisivo ed insindacabile veto a che l’imprenditore continuasse a pagare quella tangente.