I due guardaspalle incapaci che si persero il boss (foto di archivio)

Le conversazioni intercettate, il comportamento del malavitoso non va giù al clan

Da quanto emerge dalle conversazioni intercettate (allegate a una informativa di polizia giudiziaria), si tratta di un malavitoso non certo di rango, uno che è costretto ad arrangiarsi, dopo che il clan Fabbrocino gli ha tagliato lo «stipendio». Ciononostante, i vertici della cosca, ogni tanto provvedono al sostentamento dell’affiliato con dazioni di 500 euro. Lo fanno soprattutto perché il compariello in questione è tra i più anziani e in passato è stato messo a parte di molte informazioni della «famiglia», e quindi, per evitare che possa cominciare «a parlare con le guardie», si cerca di tenerselo buono.

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non è che questi chiamano le guardie?

I boss, però, lo criticano pesantemente. Il suo comportamento è considerato inaccettabile, anche perché da un po’ di tempo si è messo a frequentare ambienti criminali di Pompei, Scafati e Poggiomarino. E i vertici dei Fabbrocino ipotizzano un suo prossimo cambio di casacca o come dice intercettato un camorrista, «di parrocchia». Ma a cosa sarebbe dovuto questo atteggiamento? Secondo i boss, che si confrontano sull’argomento, l’affiliato sarebbe geloso. «Quello è uno scemo, è andato in gelosia. Ma non si rende conto che sta facendo solo brutte figure. Io gli dissi: tu mangi e bevi con la gente, e quella poi ti parla addosso».   Uno dei malavitosi ricorda poi un episodio: «Una volta gli ho dato mille euro (all’affiliato che non si comporta bene, ndr), e lui pur non avendo problemi di soldi in quel periodo, se li è messi in tasca e non ha dato niente a chi stava peggio di lui. Io lo chiamai e gli dissi: tu tieni i soldi e mi fa piacere, però quei mille euro, perché non li hai dati a chi veramente aveva bisogno?».

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