Gli inquirenti captano in diretta l’esercitazione effettuata dal ras dei Fabbrocino e da due affiliati

In auto ci sono un boss del clan Fabbrocino e un affiliato di rango. Gli investigatori hanno installato all’interno della autovettura di Domenico C. (ritenuto dagli inquirenti, capozona dell’organizzazione in un popoloso centro del Vesuviano), un dispositivo per captare movimenti  e intercettare conversazioni. E non mancano le sorprese, perché di lì a poco, verranno ascoltati degli spari in diretta. I due parlano dei più disparati argomenti, alcuni hanno a che fare con le attività illecite, altri sono più «leggeri»; ad esempio Domenico chiede consiglio al suo interlocutore: «Mi devo fare una vacanza di un paio di giorni, me ne vado al mare o in montagna?». Oppure domanda all’altro, se l’amante di quest’ultimo abbia «un’amica che mi può presentare».

Il blitz sul bus / La Dia andò in pellegrinaggio
a Lourdes per arrestare il boss

Mentre dialogano, le persone intercettate effettuano un lungo percorso in auto che le porta a toccare alcuni comuni del Nolano, tra cui Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Palma Campania. Intorno alle 19.30 (siamo nel luglio del 2007) la vettura su cui viaggiano il boss e il suo sodale, entrano all’interno di un capannone (di una società riconducibile al capozona dei Fabbrocino), dove li attende una terza persona. «Questo capannone ha cambiato faccia», dice l’affiliato. «Ci dobbiamo buttare carcerati un’altra volta. Le cartucce le hai fatte mettere sotto la terra, come ai vecchi tempi», afferma il boss rivolgendosi presumibilmente al terzo uomo, che ha il compito di gestire il «poligono». «Poi – annotano gli investigatori, nell’informativa di polizia giudiziaria – si sentono esplodere una trentina di colpi d’arma da fuoco in rapida successione. Dalle detonazioni è possibile intuire che a sparare siano state tre armi differenti. Le esercitazioni di tiro sono avvenute, senza ombra di dubbio sul retro del capannone del boss».

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