Il boss degli Scissionisti, Cesare Pagano

Il racconto del collaboratore di giustizia Biagio Esposito: lo vidi quando Cesarino si nascondeva a Quarto

I boss latitanti hanno sempre bisogno di una persona che sia con loro, 24 ore su 24. Si tratta di aiutanti, collaboratori, o di veri e propri maggiordomi. Come quello che ad esempio fu arrestato nel 2004, insieme a Gaetano Marino, in un albergo di Nerano. Il ras ucciso nel 2012, era il fratello di Gennaro Genny Mckay, generale dell’esercito degli Scissionisti. Pure Cesare Pagano – insieme a Raffaele Amato, per anni al vertice del cartello dei «separatisti» – aveva il proprio maggiordomo. Poteva contare sul servizio reso da un giovane affiliato al clan, che stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Biagio Esposito, aveva il compito esclusivo di badare al boss, nel corso dell’intero arco della giornata. Naturalmente si tratta di un incarico assai gravoso e di responsabilità: non esistono ferie, né mezze giornate libere, né ore di permesso. Il maggiordomo deve restare con il boss anche la domenica, anche durante le feste comandate.

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E nel caso in cui il capoclan dovesse essere raggiunto dalla famiglia, all’«impiegato» non è consentito allontanarsi troppo. Relativamente alla figura del collaboratore di Pagano, riferisce il già citato Biagio Esposito, nel corso dell’interrogatorio dell’undici novembre 2010 (Pagano, conosciuto nell’ambiente come Cesarino oppure come ’o Paciotti, è stato arrestato a luglio proprio del 2010). Il pentito, nell’occasione, consegna all’autorità giudiziaria una serie di appunti, che ha buttato giù per fissare meglio gli argomenti da trattare. Esposito parla anche dei covi in cui si appoggiavano i boss latitanti, e descrive quello di Quarto. «Ricordo  che nel covo di Quarto dove si nascondeva Cesare Pagano, c’era 24 ore su 24 tale Arturo, una persona che faceva da maggiordomo a Cesarino», afferma. «In molte occasioni che sono stato da Cesare Pagano, si trovavano spesso Lelluccio ’o parente (alias di Raffaele Imperiale) e il suo amico Mario (Cerrone, ndr), che sarebbe il socio di Lello ’o parente. Queste due persone sono i numeri uno del traffico di cocaina», fa mettere a verbale Biagio Esposito.

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