Il boss degli Scissionisti, Raffaele Amato, durante la sua latitanza in Spagna

LA STORIA DELLA CAMORRA – Il racconto del pentito Illiano: il capoclan aveva trovato il modo di aggirare i controlli

Il boss Raffaele Amato aveva un sistema per scambiare informazioni con l’esterno pur essendo al 41bis. A raccontarlo è il pentito Giovanni Illiano, ex camorrista affiliato agli Scissionisti di Scampia. Il suo verbale, raccolto dai pm antimafia di Napoli, è poi confluito agli atti degli ultimi processi alla malavita organizzata dell’area nord del capoluogo.

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«Ritornando all’ordine di uccidere (gli affiliati vicini a Mariano Riccio, ndr), Mario (Cerrone, ndr) era d’accordo».

Per quanto riguarda, invece, la decisione di uccidere direttamente Mariano Riccio, sempre Mario «disse a Carmine di avvertire in carcere Lello senior, già al 41bis». «Poiché era presente anche Raffaele Teatro, genero del suddetto Raffaele Amato, questi disse che era possibile mandare l’imbasciata in carcere al Lello, ma che ci sarebbe voluto tempo per la risposta».

Che cosa succede, poi? «A questo punto Lelluccio (Imperiale, ndr) disse di procedere comunque nei confronti di Mariano, in tal senso consigliava Carmine Amato. Si aprì quindi una discussione, alla quale ho partecipato anche io…»

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