La «richiesta» di appaltare i lavori, rivolta dal ras a un commerciante del Vesuviano

Siccome le precedenti richieste erano andate a vuoto, non riuscendo a concretizzarsi, il clan, pur di estorcere denaro a un imprenditore (un grossista con aziende nel Vesuviano) impone un suo professionista, un ingegnere, a cui affidare dei lavori da effettuare. L’imprenditore, infatti – emerge da una informativa di polizia giudiziaria prodotta sulla cosca dei Fabbrocino – è in procinto di realizzare un nuovo locale commerciale, e, riceve la visita del boss in persona.

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Lo racconterà lui stesso, nel corso di un interrogatorio, dopo essere stato convocato dalle forze dell’ordine. «Verso la fine del mese di aprile, mentre mi trovavo all’esterno della mia azienda, sono stato avvicinato da una persona che di vista e di nome conosco per essere un soggetto di notevole caratura criminale, il quale nel frangente era in compagnia di un ingegnere, da me conosciuto personalmente come mio vecchio cliente».

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Il boss si rivolge all’imprenditore e dice che è a conoscenza  del fatto che a breve «sarebbero partiti i lavori per la costruzione di un locale commerciale nel territorio (sotto il controllo della cosca, ndr)», racconta il commerciante. «Continuando nel suo discorso, questa persona ha aggiunto che, a parità di prezzo, gli sarebbe stato gradito, se questo lavoro fosse stato appaltato dall’ingegnere lì presente. In effetti ha detto precisamente: “Se ti fa piacere, questo lavoro lo facciamo fare all’ingegnere amico nostro». «Chiara la natura estorsiva della richiesta – sottolineano gli inquirenti nella informativa di polizia giudiziaria – da parte del boss», anche se presentata sotto forma di «cortesia da fare, di cosa gradita al reggente della cosca».