pistola
Il racconto di una vittima di estorsione: l'emissario del clan minacciò di spararmi al cuore

La conversazione intercettata tra il reggente di un clan e un suo sodale. La lettera con i nomi delle vittime di estorsione  

Una lista con i nomi degli imprenditori taglieggiati dal clan, finita in mano al collaboratore di giustizia, che l’avrebbe utilizzata per ricostruire la rete di estorsori e fare i nomi agli inquirenti. E’ quanto emerge dalle parole (intercettate) di un reggente dei Fabbrocino. La conversazione con un suo sodale, è captata a Brescia, dove il boss risiede, per motivi legati alla propria situazione giudiziaria. I due parlano di un pentito, tale Michele detto zi’ Bacco. Quest’ultimo, secondo quanto afferma il reggente dei Fabbrocino, avrebbe custodito una lettera, in cui erano annotati i nominativi delle persone sottoposte a estorsione da  parte principalmente, di  Domenico Pagano, noto  esponente camorristico  di estrazione cutoliana, di Ottaviano.

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Pagano, conosciuto con l’appellativo di ’o mignone, fu assassinato, nel corso di agguato di camorra, il 30 luglio del 2006. Parlando del pentito, il boss viene intercettato, mentre afferma: «Teneva la lettera del mignone (Domenico Pagano, ndr) che si andava a prendere i soldi, e poi la diede a lui… i soldi delle estorsioni, io tengo le carte». Commentando criticamente il contenuto delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia, e discutendo di un delitto avvenuto qualche anno prima rispetto alla conversazione in oggetto, il camorrista fa presente al sodale: «Omicidio… quasi, quasi volevano dire che  quello che (si riferisce presumibilmente al pentito, ndr) ha ucciso a Ottaviano, lo ha ucciso per colpa mia, vedi un poco. Perché io avevo detto una cosa a Ottaviano… tu a questo. l’hai ucciso per 5mila euro… per 5mila euro hai ucciso un cristiano».

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