De Luca si vaccina contro il Covid prima del personale sanitario

L’equivoco su fiale e dosi che fa gridare (erroneamente) al ritardo nella consegna dell’antidoto

di Giancarlo Tommasone

Checché ne pensi e ne dica, sul presunto ritardo nella fornitura dei vaccini, il governatore Vincenzo De Luca, che oggi, ha bollato come «idiozia» la circostanza che la Campania non abbia accumulato scorte, c’è un evidente problema di fondo che ruota soprattutto intorno al 20% delle fiale (inviate alle singole regioni) che dovevano restare in «dispensa», per dare la possibilità a Pfizer, all’avvio del richiamo, di completare la spedizione con i «secondi» antidoti.

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Dosi, che invece non sono state messe da parte, per vincere la corsa alla coccarda di primo della classe, e per dimostrare al mondo intero che la Campania era la più brava grazie ai numeri record della popolazione vaccinata. Risultato? Non ci sono le dosi necessarie per somministrare il richiamo. Proprio riguardo al richiamo, va poi sottolineato, che sono stati svolti molti studi scientifici internazionali.

L’ultimo della serie è quello israeliano – Gerusalemme, per intenderci, è il Paese al mondo, che sta vaccinando  più velocemente e con assoluto raziocinio, i suoi cittadini -; dalla ricerca emerge che, in mancanza della seconda dose, la prima vaccinazione ha un indice di protezione (e quindi di efficacia) pari nemmeno al 30%. Quindi la corsa all’antidoto registrata nella nostra regione, non solo ha danneggiato il piano vaccinale della Campania (dove sono state «bruciate» le scorte, il famoso 20% della fornitura), ma di fatto, ha reso potenzialmente vulnerabili le persone che, convinte di essere «fuori pericolo» con la prima vaccinazione, magari si sono esposte maggiormente al rischio contagio.

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E le parole del governatore, che tuona contro Arcuri e si lamenta delle dosi dimezzate e dei ritardi delle spedizioni verso la Campania? L’ennesimo messaggio populista, che manca ancora di chiarezza rispetto a come stanno veramente le cose, chiarezza a cui i cittadini hanno assoluto diritto.

L’equivoco su fiale e dosi effettive

Gli antidoti della Pfizer non sono in ritardo, la contrazione delle forniture sta nell’equivoco venutosi a creare riguardo a fiale, e dosi effettive, che dalle fiale si riescono a recuperare e a somministrare al singolo soggetto da vaccinare. Inizialmente, il contratto tra Ue e Pfizer è stato incardinato sulle dosi e non sui flaconi (leggi fiale). Da ogni flacone – facciamo un esempio per semplificare i calcoli – potevano estrarsi 5 dosi. Quindi per arrivare a 100 dosi, Pfizer si era impegnata a inviare 20 flaconi. In seguito, però, si è scoperto che l’azienda aveva commesso un errore di calcolo, nel senso che da ogni flacone – grazie a una siringa di precisione – si riesce ad estrarre una dose in più (6 e non 5).

Quindi le dosi che vengono fuori da venti fiale, sono 120 (e non più 100). Resasi conto dell’errore di calcolo (e forte del fatto che il contratto era stato chiuso sulle dosi e non sulle fiale), la multinazionale statunitense, che certo non regala niente ad alcuno, ha contratto le forniture del richiamo per rientrare in pari (rispetto alle dosi già consegnate). Quella dose in più, ritenuta dall’Ue e dai governatori un omaggio, va, invece, pagata.

(III – Continua)