giovedì, Gennaio 27, 2022
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Il bambino, figlio del boss: ora prendo una pistola di babbo e li uccido

La circostanza emerge dalla intercettazione di un affiliato al clan Fabbrocino

La conversazione finita in una informativa di polizia giudiziaria, avviene tra un affiliato di rango al clan Fabbrocino, Giovanni S., e un non meglio identificato Fiore. I due sono in macchina e discutono sulle località di mare, in cui eventualmente trascorrere le vacanze estive.  Successivamente, Giovanni racconta che qualche settimana prima, aveva litigato con tre ragazzi, per questioni di viabilità, a San Sebastiano al Vesuvio. «Al riguardo, Giovanni dice – è riportato nel brogliaccio delle intercettazioni – che erano presenti nella sua macchina la moglie e i bambini». Uno dei bimbi che ha assistito alla scena, sottolinea fiero il boss, avrebbe detto alla madre: «Andiamo a casa… andiamo a casa. Io prendo la pistola di babbo, io li devo uccidere». Il piccolo, si riferisce evidentemente ai tre ragazzi, nei confronti dei quali cova propositi di vendetta per quanto accaduto. Dalla conversazione emerge che Fiore, riguardo a quanto appena appreso, afferma che non vale la pena farsi coinvolgere in delle liti, anche perché non si sa mai «chi ci trova davanti«» e a quali conseguenze possano portare. E il boss proseguendo il proprio racconto, afferma che dopo la lite, «è uscito con “una squadra di amici di Pollena Trocchia” in sella a delle motociclette, per rintracciare i tre giovani. Questi sarebbero stati poi rintracciati ed “identificati” come nipoti di un suo amico. Quest’ultimo, successivamente sarebbe intervenuto e avrebbe picchiato i ragazzi».

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