(Nelle foto Antonio Abbinante, Rosario Pariante e Paolo Di Lauro)

Il nipote dello storico boss del rione Monterosa svela, ignorando di essere sotto intercettazione, il piano mortale sul quale il ras meditava dopo il pentimento di «Chiappariello», braccio destro di Paolo Di Lauro: «Per lui uccidere era come un orgasmo»

di Luigi Nicolosi

Nuovi affari criminali e vecchi rancori mai sedati. C’è questo e molto altro dietro la ritrovata reggenza della cosca da parte dello storico padrino di Scampia, Antonio Abbinante. Il ras, dopo la recente scarcerazione, era tornato alla guida della temibile cosca con base nel rione Monterosa: una ricostruzione, quella dei pm dell’Antimafia, che pochi giorni fa gli è avvalsa una nuova accusa di camorra, come capo e promotore, oltre a quella del tentato omicidio di Luigi Rignante. In ordine alla prima imputazione si è rivelata determinante l’intercettazione ambientale che ha visto protagonista il pronipote Raffaele Abbinante, anch’egli indagato e arrestato per mafia nell’ambito della stessa indagine. Durante il colloquio con la moglie il rampollo tira in ballo il “blasonato” parente e involontariamente rivela una lunga serie di retroscena, come la volontà del prozio di assassinare l’ex boss Rosario Pariante, storico braccio destro di Paolo Di Lauro prima di lanciarsi tra le braccia dello Stato.

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È il 19 agosto del 2020 e Abbinante junior si trova in auto insieme alla consorte tra le strade di Bacoli. Estasiato da cotanto panorama, il rampollo ricorda: «Il pentito “Chiappariello” (Pariante, ndr) è quello che comandava a Secondigliano insieme al nonno, dai, il nonno, Paolo Di Lauro e Chiappariello, e si è buttato pentito. Però lui comandava anche a Bacoli, quando a Bacoli… E stava anche Secondigliano». Per poi aggiungere: «Bacoli era sua, Bacoli, Miseno, Baia… Quelli stanno di casa nel Monterosoa… il fratello… sta di casa nel Monterosa…». A questo punto, come riportano gli inquirenti nel provvedimento cautelare, Raffaele Abbinante riferisce che il fratello «di Rosario Pariante, Vincenzo, catturato nel 2015, prima del suo arresto aveva fatto visita ad Antonio Abbinante tentando di giustificare il pentimento di suo fratello. A dire di Raffaele Abbinante, il prozio Antonio avrebbe finto di comprendere tale scelta e di essere anche intenzionato a baciarlo qualora l’avesse mai incontrato, in quanto legato a Rosario Pariante da un’amicizia di lunga data. Le intenzioni di Antonio Abbinante erano però tutt’altro che bonarie, in quanto era invece intenzionato ad assassinare Vincenzo Pariante, vista l’impossibilità di rifarsi sul fratello Rosario, in quanto detenuto». Il piano criminale non sarebbe però andato in porto in quanto «timoroso del fatto che l’interlocutore potesse indossare una microspia».

In merito a quest’ultimo retroscena, ecco dunque le parole profferite da Raffaele Abbinante in presenza della moglie Valentina: «Lo so, quello venne anche a parlare sopra dallo zio. Il fratello disse “va bene Tonino, è una scelta che…”. Quello è uscito sopra il processo insieme con papà, il fratello uscì. Disse lo zio “no, se io vedessi tuo fratello per il bene che gli voglio gli dare un bacio e cose…”. Disse lo zio e che ne so se questo ha qualche registratore addosso. Ha detto “io lo voglio uccidere, lo volevo uccidere però se tiene qualche registratore addosso?!». Sebbene il riferimento sia a una vicenda di ormai qualche anno fa, gli inquirenti della Procura non hanno dubbi a ritenere che che le parole di Raffaele Abbinante debbano «ritenersi particolarmente significative e indicative del livello di pericolosità sociale del prozio Antonio Abbinante. Raffaele infatti raccontava alla moglie che nei frangenti in cui lo “zio Tonino” gli raccontava tali eventi, lo stesso gli confidava di provare nell’uccidere un piacere paragonabile a quello sessuale». Letteralmente dalle parole del nipote: «No, io non me ne importa, io voglio fare questo, per me questo è l’orgasmo mio, diceva…».

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