Il baby-boss (deceduto) Emanuele Sibillo e Antonio Napoletano detto 'o nannone

Le intercettazioni di Antonio Napoletano ’o nannone che prova a organizzare la controffensiva del clan Sibillo

Più volte è stato sottolineato come gli affiliati al clan Sibillo, soprattutto nel look, componente di esibizione di forza volta a incutere paura nei rivali, si rifacessero ai terroristi islamici. Un esempio su tutti è rappresentato dal boss della paranza dei bambini Emanuele Sibillo, ucciso all’età di 19 anni, durante una sparatoria in Via Oronzio Costa a Forcella. ES17 come è stato ribattezzato dai suoi sodali, portava ad esempio la barba lunga, tipica dei jihadisti. E come lui molti altri affiliati della cosiddetta paranza dei bambini. Tutti giovanissimi quando hanno iniziato la guerra per la conquista del centro storico napoletano.

Non ha ancora 22 anni, nel 2019, quello che era stato il fedelissimo di Sibillo, e che si ritrova a guidare il clan da dietro le sbarre. Stiamo parlando di Antonio Napoletano, meglio conosciuto come ’o nannone. Nel marzo di due anni fa, la cosca è praticamente in ginocchio: non ci sono armi, non ci sono soldi, i vertici del gruppo sono appena finiti in galera dopo un blitz delle forze dell’ordine. E allora, per cercare di serrare le fila e di riorganizzarsi, pure per rispondere all’offensiva del clan rivale dei Mazzarella, ci si rivolge proprio al boss detenuto in carcere.

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La disponibilità di usare un cellulare
e guidare il clan da dietro le sbarre

Quest’ultimo, inoltre – disponendo in maniera chiaramente illecita di un telefono cellulare – non perde occasione per riprendere gli affiliati, che a suo dire, non si stanno comportando in maniera corretta. La trascrizione di una di queste telefonate finisce agli atti dell’inchiesta che nelle scorse settimane è scaturita in una maxioperazione che ha portato all’arresto di una ventina di persone. ’O nannone, il 12 marzo del 2019, chiama tale ’o russo (soggetto non meglio identificato), e lo rimprovera relativamente al fatto che questi si è rivolto a malavitosi di Forcella per avere appoggio in quel momento di difficoltà.

L’interlocutore di Napoletano si difende, sottolineando che se ha chiesto delle armi a quelli di Forcella, lo ha fatto soltanto per necessità, perché nel gruppo di cui fa parte, non ce ne sono. Chiede, dunque, al nannone, di fornirgli almeno una pistola («mandami qualcosa, perché io non ho niente», ndr). Poco prima di terminare la conversazione, Antonio Napoletano ordina a ’o russo di non rivolgersi più a quelli di Forcella. «Però tu mandami qualcosa (fammi arrivare delle armi, ndr)», dice ’o russo. E Napoletano afferma: «Ora facciamo capire a tutti quanti chi sei (…) ora gli faccio vedere io i talebani, fratello».

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