Nel riquadro il boss Rosario Giugliano

Inchiesta sul nuovo superclan di Poggiomarino, le dichiarazioni del pentito: la finestra della cella di Rosario Giugliano dava sull’area in cui andava al «passeggio» Totò Riina

Agli atti dell’inchiesta (scaturita nei giorni scorsi, in 26 arresti) sul superclan di Poggiomarino, guidato secondo risultanze investigative, dallo storico sicario dei Galasso, Rosario Giugliano, ci sono anche le dichiarazioni di un folto stuolo di collaboratori di giustizia. Uno di questi è Sandro Contaldo, che il 14 giugno del 2016, parla delle circostanze in cui conobbe ’o minorenne (soprannome col quale è meglio conosciuto Giugliano nell’ambiente criminale).

«Rosario Giugliano – afferma Contaldo – diversamente dagli altri, l’ho conosciuto in carcere, fuori non l’ho mai conosciuto. Ad Ascoli Piceno (Giugliano) si trovava in cella, al piano di sotto (rispetto a quello adibito per i detenuti) al 41 bis, e stava sotto di me. Parlavamo in linea d’aria (attraverso le finestre, ndr), la mia finestra stava ad un metro sopra la sua, e sotto di lui c’era anche il passeggio che faceva Totò Riina, e all’epoca Totò Riina andava a passeggio insieme ad uno dei miei, Antonio F., una delle persone più vicine a me, e Roberto».

ad

Il retroscena / «Galasso ordinò: da oggi
Rosario Giugliano fa parte del mio gruppo»

Il racconto del collaboratore di giustizia continua: «Noi (Contaldo e Giugliano, ndr) ci parlavamo sempre dalla finestra. Poi quando scendevamo al passeggio sempre ad Ascoli Piceno, in quel periodo, c’era questo fatto che noi per andare nei vari passeggi, passavamo davanti agli altri detenuti, ed avevamo tutta la tranquillità di avvicinarci e salutarci con la mano, parlarci, scambiarci delle cose». Contaldo, dunque, descrive il regime del 41 bis, nel penitenziario di Ascoli, come iper-permissivo.

Sandro Contaldo: il 41 bis era una pacchia

«Aggiungo, per farle meglio capire come fosse una pacchia il 41 bis di Ascoli Piceno, che una volta la direttrice, non ricordo bene l’anno, fu messa sotto indagine perché ci faceva fare addirittura la socialità, la vigilia di Natale,la vigilia di Capodanno», rendiconta. E parla anche di quanto sarebbe avvenuto durante una vigilia di Natale: «Mi sembra che da me venne, nella mia cella, venne Peppe Lo Russo, ’o capitone. Lo conosco dagli anni ’80, perché ci ho fatto affari; e poi, a Capodanno, venne Giggino D’Alessandro, persona che anche conosco da fine anni ’80, con lui ho fatto anche affari in prima persona. Luigi D’Alessandro, fratello di Carlo D’Alessandro, ha due soprannomi, o lo chiamano Gigginiello o lo chiamano ’o pesante». «E quando è stata l’ultima volta che ha visto Rosario Giugliano?», chiede il pm a Contaldo. «Nel periodo 2006-2007, ad Ascoli Piceno», gli viene risposto.

Riproduzione Riservata