Maria Luisa Iavarone (fonte Facebook)

di Giancarlo Tommasone

«Stanca, ma non piegata». E’ quanto dichiara a Stylo24, Maria Luisa Iavarone, presidente dell’associazione Artur (Adulti responsabili per un territorio unito contro il rischio). La professoressa è impegnata costantemente sul territorio, «testimone diretta» della vicenda dolorosissima che ha dovuto affrontare. Quella di vedersi  ferito, quasi a morte, un figlio. Era il 18 dicembre del 2017, Arturo Puoti, all’epoca 17enne, fu affrontato da un branco di minorenni in Via Foria, a pochi passi da casa. I componenti della baby gang aggredirono il ragazzo, che fu raggiunto da numerose coltellate. Dopo il raid, Arturo fu lasciato sul selciato, in una pozza di sangue.

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a testa ai 3 tagliagole di Via Foria

Individuati, arrestati e condannati (9 anni e tre mesi a testa), tre del gruppo sono reclusi in carcere. I sospetti degli inquirenti, relativamente all’individuazione del quarto componente della gang, si sono concentrati su un 12enne (all’epoca dei fatti), non imputabile a causa dell’età.

Iavarone, ribadiamo, lei è da tempo in prima linea ed esposta. Sarà candidata alle prossime elezioni regionali in Campania?
«Ci sto pensando, non è da escludere. Anche se bisogna vedere che tipo di evoluzione avremo a livello centrale. Onestamente, nonostante sia lontanissima dalle posizioni di Salvini, avrei preferito si fosse tornati alle urne,restituendo la voce al popolo, piuttosto che assistere a questa sorta di “inciucio”. Sarebbe stato anche un modo per mettere la parola fine all’esperienza di governo del M5S».

Rappresenta un punto di riferimento per l’associazionismo e la società civile a Napoli. Lei come si definisce?
«Sono stanca, ma non sono piegata. Il mio lavoro è quello di sentinella della città. Vorrei continuare a  rappresentare la classica “spina nel fianco” per una amministrazione (e mi riferisco a quella di de Magistris) che tutto fa, fuorché rispettare i propri impegni verso la cittadinanza».

Che cosa ha che non va, l’amministrazione de Magistris?
«Me lo chiede? Basta farsi un giro in città per rendersene conto. Partendo proprio da Via Foria, dove ho scelto di continuare a vivere, nonostante quello che è accaduto. La zona resta nel degrado; da quel terribile giorno di dicembre, nulla è cambiato, anzi la situazione è peggiorata. Sto producendo un dossier su quanto sia abbandonata proprio la zona in cui, lo ribadisco, nonostante i rischi, ho scelto di restare».

Si è scontrata con le classiche parole di circostanza, con le promesse non mantenute?
«Il problema principale sta nella guida di Palazzo San Giacomo. Abbiamo un sindaco Masaniello, che invece di cercare di risolvere i problemi che si vivono a Napoli, pensa soltanto alle sue velleità di politico nazionale. Lo so che è al lavoro per ricollocarsi, ma ha ancora avanti due anni di mandato, e quotidianamente sorvola sulle criticità con le quali i partenopei devono fare i conti. Tra l’altro a breve, bisognerà affrontare una nuova emergenza rifiuti. Immagino già la città sommersa dall’immondizia».

Regionali in Campania del 2020, né Lega, né M5S, né (assolutamente) deMa. Resta il Pd, con cui presentarsi?
«Nonostante gli errori che sempre si commettono dal punto di vista delle scelte amministrative, paragonata all’esperienza di de Magistris, quella di De Luca è anni luce più credibile. Spesso mi sento con Franco Roberti, che ritengo simbolo della società civile, un uomo che mette a disposizione la sua esperienza e la sua professionalità, per la collettività».

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Quale potrebbe essere il ruolo di Maria Luisa Iavarone, nel prossimo futuro?
«Quello di una donna che non abbassa la guardia e che continua a denunciare e a combattere contro quello che va cambiato. Cominciando proprio da Napoli, da Via Foria. E’ qui, lo sottolineo ancora una volta, che ho scelto di rimanere».