A sinistra, Cosimo Di Lauro, a destra, Cesare Pagano

LA STORIA DELLA CAMORRA Gli incontri a Casavatore tra i «separatisti» e Cosimo (reggente del clan di Cupa dell’Arco)

Gli incontri si tengono a Casavatore, all’inizio del 2004, sono due e vengono intavolati per cercare di sanare la frattura tra il gruppo degli Amato-Pagano e quello dei Di Lauro. Nell’aprile 2003, dopo che il boss Paolo (alias Ciruzzo ’o milionario) aveva deciso di rendere soci, i figli Cosimo e Vincenzo – ai quali dovevano riconoscersi quote del narcotraffico, specie di cocaina -, Raffaele Amato si trasferisce stabilmente in Spagna (stessa scelta viene presa dal cognato Cesare Pagano e da altri affiliati), per evitare contrasti. E cominciare ad avviare il progetto di allontanamento dalla cosca di Cupa dell’Arco.

Le forniture di una tonnellata
di coca dalla Colombia, tre volte l’anno

C’è infatti da sottolineare che ’o Lello (come pure viene chiamato Amato) dalla penisola iberica, inondava Secondigliano di forniture di polvere bianca di una tonnellata, due e anche tre volte l’anno. Lo stupefacente arrivava dalla Colombia o dalla Spagna. A rendere dichiarazioni rispetto agli incontri «riparatori» è stato il collaboratore di giustizia Carmine Cerrato, che, affiliatosi nel 2003, ufficializzerà il suo «pentimento» a giugno del 2010. A luglio dello stesso anno, nel corso di un interrogatorio, Cerrato parla dei summit che furono organizzati a Casavatore (in due case diverse), per «trovare la strada della pace».

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venduta all’oscuro di Paolo Di Lauro»

«Dalla Spagna erano scesi sia Cesare Pagano che Raffaele Amato, ed altri del nostro gruppo. Alloggiavano in una villa a Varcaturo», spiega il collaboratore di giustizia. Alle riunioni parteciparono materialmente, da una parte, Cesarino (ossia Cesare Pagano, «delegato» degli Scissionisti), dall’altra Cosimo Di Lauro (reggente del clan di Cupa dell’Arco).  «In entrambi i casi – rendiconta ancora il pentito – io, insieme ad altri affiliati, componevamo la scorta armata di Pagano, pronti ad intervenire. Della cosa, era naturalmente all’oscuro, Cosimo Di Lauro. Durante il primo incontro ci eravamo nascosti in un appartamento attiguo a quello in cui si teneva il summit. Nel corso del secondo incontro, invece, eravamo in una vettura, pronti a usare le armi se qualcosa non fosse andato per il verso giusto».

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Anche i Di Lauro avevano preso le proprie precauzioni: mentre si svolgevano gli incontri, tenevano in ostaggio Carmine Pagano, detto Angioletto, nipote del boss Raffaele Amato. «Anglioletto, sia durante il primo che quando si svolse il secondo summit fu tenuto in consegna da Marco Di Lauro e da Salvatore Tamburrino (per anni  fedelissimo di Marco, ha svelato il suo nascondiglio, poi è passato a collaborare con la giustizia, ndr)». Alla fine, la strada della pace non viene imboccata.

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«Gli Amato-Pagano proponevano di tornare, ma di avere un gruppo che potesse agire in autonomia a Casavatore. Durante il primo incontro, Cosimino disse che avrebbe accettato a due condizioni: che Raffaele Amato rimanesse in Spagna; che venissero uccisi tutti gli affiliati, non legati da rapporti di parentela con gli Amato-Pagano, che avevano abbandonato i Di Lauro». Nel corso del secondo incontro, Cosimo alza la posta: la pace si sarebbe raggiunta solo se Pagano avesse ucciso il cognato Raffaele Amato, e altri affiliati di rango. La proposta fu respinta al mittente da Cesarino, e allora, racconta Cerrato: «Cosimo gli disse che sarebbe morto insieme ai suoi compagni».

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