venerdì, Ottobre 7, 2022
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I soldi ci sono, il tempo no. I porti campani alla prova del Pnrr

Lina Lucci (Azione) lancia l’allarme: calendario operativo stringente, aumenta l’ansia da prestazione per la contrattualizzazione degli appalti entro il 2023

«Il Pnrr approda nei porti: la governance campana come si presenta alla sfida?» è il titolo dell’intervento pubblicato, stamattina, sul quotidiano «Il Riformista – Napoli» a firma di Lina Lucci, ex segretario regionale campano della Cisl e oggi responsabile nazionale di «Azione», il movimento dell’ex ministro e attuale eurodeputato Carlo Calenda, con delega alle Politiche di sviluppo, fondi e investimenti per il Mezzogiorno.

Un intervento che sottolinea vizi e virtù del piano di sviluppo, nel quinquennio 2022-2027, per i 15 porti più strategici ed importanti del nostro Paese, il cui Pil dipende per il 14 per cento proprio dalla logistica.

«Sono già trascorsi dieci mesi dal decreto 330 dell’agosto 2021 con cui il ministro dei Trasporti, Enrico Giovannini, ha assegnato i finanziamenti Pnrr ai porti italiani, e soprattutto ha definito uno stringente calendario operativo», ha scritto la Lucci. «Aumenta l’ansia da prestazione per garantire la contrattualizzazione degli appalti entro dicembre 2023 e l’ultimazione dei lavori entro dicembre 2026».

Una rigidissima timeline che impone, oltre alle stipulazioni dei contratti, l’organizzazione dei lavori e gli adempimenti burocratici. Una incognita, questi ultimi, che gli imprenditori, alle prese con i bizantinismi della burocrazia, hanno imparato ormai a temere.

Per i porti campani (Napoli e Salerno) sono stati stanziati circa 440 milioni di euro, ai quali si sommano ulteriori 500 milioni di euro attinti da altri finanziamenti.

«Il porto di Genova ha un programma straordinario di 2.1 miliardi di investimenti e ricorre a mega appalti sulla base di confronti competitivi, una modalità testata con il ponte di Genova che oggi vede la competizione di sue sole cordate convocate per la costruzione della nuova diga foranea, un’opera da un miliardo di euro», si legge ancora sul «Riformista». «Eppure per questo mega appalto la port authority ligure ha aperto una trattativa con due sole grandi cordate ponendo a confronto requisiti tecnici, esperienze maturate sul campo, e soprattutto capacità finanziaria, assegnando solo dieci giorni per definire le offerte».

Per l’antica Repubblica Marinara, si tratta del più grande appalto di infrastrutture marittime del programma Pnrr, una grande sfida gestita dal rieletto sindaco Bucci e dal presidente della port authority Signorini.

«Ebbene mentre il porto di Genova si prepara ad affrontare il più grande appalto di infrastrutture marittime del Pnrr, come si muoverà la port authority campana?». Una domanda che rischia di restare senza risposta, e stavolta non è un problema di sottosviluppo meridionale. I pochi poteri e i limiti delle procedure e dei tempi sono comuni quasi a tutte le vecchie Autorità portuali. Che sia giunta l’ora di una nuova riforma?

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