Raffaele Stolder (sin.) e Peppe Misso

Il collaboratore di giustizia Maurizio Ferraiuolo, nipote del boss Raffaele Stolder, rivela di incontri e richieste fatte da una parte dello Stato a suo zio e all’ex ras della Sanità Peppe Misso.

Un accordo per “tenere il territorio del centro di Napoli di sua pertinenza sotto controllo, gestendo tutte le attività illecite senza fare morti e feriti…”. E’ quello che i servizi segreti avrebbero chiesto al boss della camorra Raffaele Stolder, ex capo dell’ormai estinto omonimo clan legato ai Giuliano di Forcella. Almeno secondo le dichiarazioni di Maurizio Ferraiuolo, pentito, ex sodale del clan Stolder e nipote dell’ex boss Raffaele Stolder.

Le dichiarazioni sono state rese da Ferraiuolo, arrestato il 14 giugno 2012, davanti a un sostituto procuratore napoletano nel corso di un interrogatorio sostenuto in carcere il 12 luglio 2013. La vicenda in questione risale, invece, al 2007, nel periodo successivo alla scarcerazione di Stolder, che, stando a quanto riferito dal pentito, sarebbe stato letteralmente prelevato dai servizi segreti e portato in un ristorante sul mare, a Salerno, per proporgli “una sorta di accordo” nel corso di un summit.

ad

Si tratta di informazioni che Ferraiuolo riferisce di avere appreso “de relato” da altre persone di sua conoscenza: “…i menzionati rappresentanti dello Stato volevano evitare i morti dovuti alle schegge impazzite (elementi della criminalità fuori controllo) e, dunque, avevano individuato – spiega il collaboratore di giustizia – in mio zio, vecchio capo camorra storico, il referente affinché tenesse tutto sotto controllo”. “Mi risulta – dice ancora Ferraiuolo al pm – che tale proposta fu fatta anche a Peppe Misso (ex mafioso del rione Sanità di Napoli, anche lui collaboratore di giustizia – ndr)”.

L’ex boss del rione Sanità è stato coinvolto nella strage del treno rapido 904, che nel dicembre del 1984 costò la vita a 16 persone e sulla quale ancora oggi ci sono dubbi e ombre. Anche questa circostanza viene rivelata “de relato” da Maurizio Ferraiuolo: “…Salvatore Marotta è una fonte più che qualificata – sottolinea il collaboratore di giustizia rispondendo agli inquirenti – dal momento che faceva parte del gruppo familiare che faceva la ‘scorta’ a mio zio Raffaele Stolder quando uscì dal carcere…”.

“Mi risulta, personalmente – riferisce Ferraiuolo – che mio zio Raffaele Stolder abbia rifiutato ogni patto e ogni collaborazione con i servizi di sicurezza, e che abbia risposto che ormai, dopo tanti anni di carcere, non era più il capo camorra e che voleva riprendere a fare il ladro come faceva da ragazzo…”.

Riproduzione Riservata