Un tratto della Basentana, strada che collega la Campania alla Basilicata (foto di repertorio)

Il memoriale agli atti dell’inchiesta Iceberg: lo stupefacente da rivendere nel Potentino doveva essere acquistato esclusivamente dal clan di Pignola

La maxi-inchiesta Iceberg, che nei giorni scorsi si è abbattuta come un maglio su una organizzazione attiva nella provincia di Potenza, è stata strutturata anche grazie alle dichiarazioni che hanno smascherato il presunto clan dei Riviezzi. Da un memoriale e dai verbali di Antonio D., allegati agli atti, emerge la circostanza, rispetto alla quale, la cosca di Pignola avrebbe imposto a un narcos della zona di mettere fine alla collaborazione con i napoletani, per il rifornimento di sostanze stupefacenti.

Antonio D. tiene a precisare ai pm, che lui non ha fatto mai parte né è legato ad organizzazioni malavitose, e di essere venuto a sapere della circostanza, perché conosceva tale Pupetto (non indagato nell’inchiesta in oggetto) «che ha avuto dei problemi con un certo Kebir (Moukhtari Abdelkebir, tra gli indagati dell’inchiesta Iceberg, ndr) di Pignola, a sua volta legato ai Riviezzi, da vincoli di parentela». Pupetto – scrive è scritto nel memoriale, e viene ribadito ai magistrati – «era accusato di parlare male sia di Kebir che di Vito Riviezzi (cugino di Kebir), per tale motivo, ogni volta che Kebir incontrava Pupetto per strada, lo picchiava».

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La frattura si ricompone dopo un po’ di tempo, dopo che il clan avrebbe imposto al narcos, in primis di non parlare mai più di Kebir e di Vito Riviezzi; di rifornirsi di droga soltanto da quelli di Pignola, e di interrompere i rapporti con i napoletani, «altrimenti Pupetto avrebbe dovuto fare le valigie, e andarsene a Napoli».

La fornitura di stupefacente
sull’asse Napoli-Potenza

Dal canto suo il trafficante accetta la proposta, anche perché non è in condizioni di fare altrimenti. E da allora in poi, a rifornirlo di droga ci avrebbe pensato un uomo dei Riviezzi, che sarebbe andato a prenderla e a portargliela, e che casomai «qualche volta (a Pupetto) sarebbero mancati i soldi per acquistarla, purché si trattasse di un breve periodo, anche loro erano di disposti a fargli credito», afferma Antonio D.

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