venerdì, Settembre 30, 2022
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«I Nuvoletta ‘usavano’ i cutoliani per sbarazzarsi della famiglia Zaza»

LA STORIA DELLA CAMORRA Le dichiarazioni dell’ex boss della Nuova famiglia, Carmine Alfieri

«Il mio clan non ha mai fatto parte di Cosa nostra, della ’Ndrangheta o della Sacra corona unita. Noi ci chiamavamo Nuova famiglia ed eravamo nati per contrastare la Nco di Raffaele Cutolo». Lo dichiara il padrino di camorra Carmine Alfieri (poi passato a collaborare con la giustizia), nel corso di una udienza del Maxiprocesso quater a Cosa nostra, il 25 luglio del 1996. «Cutolo voleva che noi entrassimo nel suo clan, ma noi non accettammo», continua Alfieri, alias ’o ntufato. In seguito al rifiuto, la compagine cutoliana agì con una serie di vendette trasversali che portarono agli omicidi di Nino Galasso (fratello dell’ex boss Pasquale) e di Salvatore Alfieri, uccisi a poche settimane di distanza, l’uno dall’altro, tra la fine del 1981 e l’inizio del 1982.

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«Nel mio clan non c’era giuramento – afferma Alfieri –, ci legava una profonda amicizia. A quel tempo Cosa nostra nel Napoletano era rappresentata dai Nuvoletta di Marano (capeggiata dai fratelli Lorenzo, Angelo e Ciro) e dai fratelli Zaza, Salvatore e Michele. Noi, per sfuggire alle offensive dei cutoliani, ci andammo a mettere sotto la protezione dei Nuvoletta. Questi ultimi erano legati ai corleonesi, mentre la famiglia Zaza era legata a Riccobono (Rosario, detto Saro, boss mafioso di Partanna-Mondello, un sobborgo di Palermo, ndr)». «I Nuvoletta, però facevano il doppiogioco, da una parte dicevano di difenderci dalla Nco, dall’altra camminavano a braccetto con i cutoliani», aggiunge l’ex boss. Che poi spiega: «I Nuvoletta e gli Zaza, anche se erano, allo stesso modo, referenti di Cosa nostra in Campania, erano in lotta tra di loro. E quindi i maranesi si tenevano buoni i cutoliani, perché gli faceva comodo: infatti, la Nco dava enorme fastidio agli Zaza, e la cosa avrebbe potuto aiutare i Nuvoletta a sbarazzarsi dei concorrenti». «Capii che i Nuvoletta ci avevano scaricati, quando, dopo l’omicidio di mio fratello Salvatore, avvenuto nel 1981, si organizzò il summit per una tregua, a cui non volli partecipare. Lorenzo Nuvoletta mi mandò a dire che la mia scelta era sbagliata, perché io avevo un morto, e loro non mi avrebbero potuto rappresentare nel corso della riunione», fa mettere a verbale Carmine Alfieri.

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