mercoledì, Febbraio 1, 2023
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I narcos nel panico dopo l’arresto di Rosario D’Onofrio

Il fermo dell’ex capo della procura nazionale arbitrale dell’Aia sconvolse la routine dell’organizzazione di narcotrafficanti internazionali

L’arresto di Rosario D’Onofrio (ex capo della procura nazionale arbitrale dell’Aia) mandò in tilt l’organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti che importava grosse quantità di droga dalla Spagna all’Italia. Dalle conversazioni intercettate gli inquirenti scoprirono la forte preoccupazione dei componenti della banda di malviventi. Lo afferma l’autorità giudiziaria nell’ordinanza «Madera».

Dalla chat tra «Giannetto e Cestana si evince la forte preoccupazione degli interlocutori i quali, non sentendo D’Onofrio, avevano intuito che fosse stato arrestato (“prepariamoci.. nel senso che se lo portano”). Quest’ultimo verosimilmente era insieme a Colonna, infatti riferiva a Giannetto che il cugino aveva inutilmente provato a chiamare la moglie» si legge nel provvedimento.

La paura di esser coinvolti

A quel punto Giannetto era tranquillizzato dal fatto che D’Onofrio avesse il numero dell’avvocato e dal fatto che era certo che non avrebbe fatto i nomi dei complici. Afferma il primo interlocutore: «Tanto numero dell’Avvocato ce l’ha». Di risposta l’altro domanda: «Dici che parla?». Il sodale però lo rassicura: «Nooo ma vaaa». Giannetto era invece molto più preoccupato del fatto che per il giorno successivo ci fosse un nuovo carico da gestire che non poteva essere bloccato («E anche uno scarico per domani non posso bloccare Barcellona»)

Le preoccupazioni di Giannetto e Cestana riguardavano anche la cancellazione dei dati dell’Encrochat di D’Onofrio. Conversazioni che potevano recargli molti problemi in quanto – a loro dire – nelle centinaia di messaggi inerenti questa vicenda emergevano ulteriori riferimenti ai traffici perpetrati dai due interlocutori anche negli anni precedenti. Infatti Giannetto (beebay) dice: «Bisogna sentire Soldano per distruggerlo».

Il confronto tra Rosario D’Onofrio e il precedente corriere

Erano poi eloquenti, afferma l’autorità giudiziaria, i passaggi della medesima chat nei quali il Giannetto ed il Cestana evidenziavano come – a fronte di un periodo di soli 5 mesi nel quale D’Onofrio aveva lavorato per loro («Figa in 5 mesi … Già andato») – il corriere Marco Bergomi (detto Penna Bianca) nei 4 anni precedenti aveva trasportato carichi superiori senza mai avere problemi (“Penna bianca 4 anni … E’ durato …. Si vero ….E lavoravamo il doppio …. Curavano carico ….. Carico? …. Cioè lo scarico”).

Identiche valutazioni venivano peraltro espresse «in un’altra chat sempre in relazione al sequestro di droga a carico di D’Onofrio ed all’arresto di quest’ultimo, dal Colonna nei riguardi dell’interlocutore Cestana; in particolare, Vito Colonna rappresentava che in precedenza Marco (da intendersi Marco Bergomi), viaggiava con i sacchi (ndr. di stupefacente) sui sedili e non era mai successo nulla (“Cazzo quello scoppiato di Marco andava in giro con i pacchi suo sedili, I sacchi neri, Mai un fermi”). Ipotizzando, infine, non essendoci a suo dire altre alternativa, che D’Onofrio avesse sbagliato a parlare al telefono (“Oh sbagliato parlare al telefono o non solo”)».

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