venerdì, Ottobre 7, 2022
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I Mallardo e l’affare dei rifiuti: «C’è stato un summit, le ditte dovevano pagare»

Il super pentito Giuliano Pirozzi svela l’interessamento della cosca giuglianese al colossale business dell’emergenza: «Il Comune avrebbe ricevuto fondi per 45 milioni di euro, Patrizio Picardi ci disse che le società che vincevano le gare andavano fermate»

Nel mirino del clan Mallardo non ci sarebbero soltanto le estorsioni ai danni delle ditte edili, ma anche il colossale affare della raccolta e del trattamento dei rifiuti solidi urbani. Un business, quello della gestione della fase emergenziale, che nel recente passato ha consentito al Comune di Giugliano in Campania di ottenere un finanziamento ministeriale di oltre 40 milioni di euro e sul quale la temibile cosca dell’Alleanza di Secondigliano si sarebbe lanciata a capofitto. Parola del super pentito Giuliano Pirozzi, secondo il quale anche le ditte appaltatrici «era ben possibile sottoporle a estorsione».

Il verbale in questione è stato redatto l’1 febbraio 2013 e rappresenta uno dei punti cardine dell’ordinanza di custodia cautelare che pochi giorni fa ha portato dietro le sbarre il presunto ras Armando Palma, alias “Armanduccio 29”. Incalzato dalle domande degli inquirenti della Dda di Napoli, l’ex colletto bianco al servizio dei Mallardo ha rivelato: «Un altro importante flusso di finanziamenti in favore del Comune di Giugliano è quello collegato ai cosiddetti fondi di compensazione ambientale, dovuti per il fatto che il territorio di Giugliano era stato in passato devastato dall’emergenza rifiuti. Si tratta di fondi che in larga misura sono di natura statale e soltanto in piccola misura di matrice regionale. L’ammontare complessivo del finanziamento era di 242 milioni e non ricordo la somma precisa destinata all’Amministrazione di Giugliano, ma si avvicinava ai 45 milioni di euro». Un affare che il clan Mallardo non aveva alcuna intenzione di lasciarsi sfuggire.

Stando a quanto riferito dal pentito Pirozzi, i boss della cosca giuglianese si sarebbero dunque incontrati per valutare il da farsi e capire come entrare a far parte del business: «Ricordo in particolare una riunione alla quale partecipai io stesso con Armando Palma detto “Armanduccio 29”, Filippo Caracallo, Stefano Cecere, Domenico Micillo, Giuseppe Ciccarelli, Michele Olimpo detto “Micaluccio”, il quale non poteva stare fuori casa di sera e che quindi era un po’ in tensione. Si trattava delle persone normalmente addette dal clan a “fermare i cantieri”». Indicati i partecipanti al summit, il collaboratore di giustizia ha poi svelato i dettagli dell’incontro: «La riunione si tenne a casa di Armando Palma e si ebbe ovviamente perché Patrizio Picardi, anch’egli presente, voleva informarsi della situazione e prendere le relative decisioni. Io che non facevo parte del gruppo di fuoco fornii una descrizione tecnica della vicenda dal punto di vista amministrativo e rappresentai che, al contrario di quello che forse Picardi pensava, stavano lavorando società private che avevano vinto la gara della Sogesid e che si trattava di gare nelle quali noi non avevamo società da far partecipare».

Stando sempre a quanto riferito dal pentito Pirozzi, il clan non si sarebbe però perso d’animo, provando comunque a trovare una soluzione per aggirare l’ostacolo insorto: «Dissi pure che trattandosi di società private era ben possibile sottoporle a estorsione. Patrizio Picardi allora incaricò gli affiliati presenti a tenerlo informato del concreto avvio dei lavori perché questi ultimi venissero fermati con i consueti metodi camorristici e ciò al fine di lucrare somme a titolo estorsivo. Sino al momento in cui io sono rimasto sul territorio i lavori non mi risultano che fossero iniziati e mi pare che l’inizio delle attività in concreto dovesse avvenire verso la fine del 2012-2013. Non so ovviamente cosa sia successo dopo».

luni

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