LA STORIA DELLA CAMORRA / Furono scoperti e arrestati nell’aprile del 1995, dopo la denuncia di una delle loro vittime. Per 11 milioni di lire versati, ne pretendevano la restituzione di 33

Due fratelli legati ad ambienti camorristici dell’area orientale di Napoli (clan Mazzarella) si erano specializzati nel fornire prestiti a strozzo a persone che intendevano sottoporsi all’intervento chirurgico per cambiare sesso. Furono arrestati, dopo la denuncia di una delle loro vittime. Siamo nell’aprile del 1995, quando gli agenti stringono le manette intorno ai polsi dei due usurai, per le minacce rivolte a un ragazzo «di vita», in ritardo con i pagamenti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due fratelli qualche mese prima, avevano prestato 11 milioni di lire (a interessi da capogiro) a un travestito che si faceva chiamare Perla. Il 25enne viveva a Barra, e si era sottoposto al primo degli interventi chirurgici necessari per cambiare sesso.

In cambio di un prestito di 11 milioni,
gli usurai ne pretendevano la restituzione di 33

Una volta dimesso dalla clinica, concordò con i due fratelli (anch’essi travestiti), la restituzione di 33 milioni (a tanto era lievitata la cifra), in rate da 200mila lire al giorno. In base all’accordo, la somma sarebbe stata ritirata dai due, ogni sera, nella zona di San Giovanni a Teduccio, dove Perla si prostituiva. Dal 6 marzo al 13 aprile (del 1995), il giovane versa regolarmente la rata. Poi si trova in difficoltà e chiede ai suoi aguzzini, una dilazione del pagamento. I due, però, non accettano, e lo minacciano, imponendogli di pagare il debito con le modalità concordate.

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La trappola tesa dalla polizia

A questo punto Perla, decide di rivolgersi agli agenti del commissariato di San Giovanni a Teduccio. Scatta la trappola per i fratelli: alcune poliziotte si fingono prostitute e attendono l’arrivo degli usurai, poco distante dal luogo in cui Perla contatta abitualmente i clienti. I due giungono a bordo di una Volkswagen e minacciano nuovamente il 25enne.

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Vengono arrestati in flagranza di reato, l’operazione viene portata a termine sia dalle poliziotte, che da altri agenti, che erano rimasti in attesa nelle vicinanze. Gli investigatori ritennero che i due usurai avessero prestato denaro con altissimi tassi di interesse, anche ad altri travestiti della periferia orientale di Napoli. Finirono in carcere con l’accusa di usura ed estorsione.