Due malavitosi intercettati mentre parlano delle aspirazioni dei rampolli del capo

Nessuna strada, almeno sulla carta e nelle intenzioni, sembra essere preclusa ai rampolli di due personaggi legati ad ambienti camorristici, e di un boss del clan Fabbrocino (per anni reggente dell’organizzazione criminale di San Giuseppe Vesuviano). La circostanza emerge da una conversazione intercettata dagli 007 dell’Antimafia, che indagano sulla cosca attiva nel Nolano. Nella informativa di polizia prodotta a supporto dell’inchiesta, è allegato un dialogo dai contenuti assai interessanti, che provano come la camorra tenda a diversificarsi, addirittura a «ripulirsi» e tenta di farlo attraverso le nuove generazioni. «Mio figlio – afferma uno degli interlocutori – ieri è stato alla festa di compleanno del figlio di F., il cognato del boss… ci stavano pure altri due figli» di «nostri comparielli».

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«I ragazzi sono molto amici, vanno a scuola insieme, da grande vogliono fare chi il notaio, chi l’architetto», spiega il malavitoso al suo interlocutore. A un certo punto, il discorso cade proprio sui figli del capo (vale a dire il reggente della cosca). «Pure i figli del “masto” (del boss, ndr) stanno studiando per diventare notai (per affrontare il concorso da notaio, ndr)», afferma uno degli interlocutori. Al che, il sodale, precisa: «Eh, lo so… solo che è molto complicato il concorso da notaio, che è successivo alla laurea universitaria». I contenuti del dialogo appena riproposto – argomentano gli inquirenti – sono «illuminanti anche rispetto a un’altra circostanza: la prosecuzione di rapporti di vicinanza fra nuclei legati ad ambienti camorristici. Si passa dai padri ai figli».

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