Da sinistra Cesare Pagano, Arcangelo Abete e Gennaro Marino

Il collaboratore di giustizia: i ragazzini di Arcangelo Abete e Ciro Mauriello consegnati al capo degli Scissionisti a garanzia di un omicidio

di Giancarlo Tommasone

Cosa spinga un uomo, sia esso pure un camorrista, a mettere a repentaglio la vita dei figli, resta un mistero. Sete di potere? Necessità? Odio del nemico? Forse sì, ma un tale tipo di gesto va letto anche ipotizzando che per alcune persone la malavita è messa al primo posto, prima degli affetti, prima della famiglia, prima del sangue del proprio sangue. E’ quanto accade, stando al racconto di un collaboratore di giustizia, nelle ore immediatamente precedenti all’agguato che portò alla morte di Fulvio Montanino e di Claudio Salierno.

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E’ il duplice delitto – commesso intorno alle 17 del 28 ottobre 2004 – che passerà alla storia delle cronache giudiziarie napoletane come quello che darà la stura alla faida di Scampia e Secondigliano, combattuta tra Scissionisti e clan Di Lauro. A parlare della circostanza, è il pentito Luigi Secondo (verbali di interrogatorio del 6 e dell’undici ottobre 2010). E’ proprio quest’ultimo che materialmente – afferma – avrebbe prelevato due ragazzini di 12 anni, per portarli a Varcaturo, dove resteranno praticamente ostaggio del boss Cesare Pagano, per un paio d’ore, il tempo di portare a termine l’agguato pianificato contro Montanino, fedelissimo di Cosimo Di Lauro.

«La mattina del 28 ottobre 2004, intorno a mezzogiorno – racconta Secondo – io, Gennaro Marino (detto Genny Mckay, ndr) e Arcangelo Abete raggiungemmo una villetta di Varcaturo per incontrare Cesare Pagano che ci aveva chiamati.Eravamo a bordo di una Clio, di colore blu, che mi sembra fosse intestata alla moglie di Gaetano Marino (fratello di Gennaro), che come lei mi chiede (si rivolge al pm, ndr) è effettivamente chiamato mano mozza».

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e Marino: l’omicidio di Fulvio Montanino»

Quando giungono nella villa in cui si trovavano Pagano e altri camorristi del gruppo separatista, «ci fu subito una discussione tra Gennaro Marino e Cesare Pagano. Quest’ultimo insisteva nel portare avanti il suo obiettivo che era quello di eliminare Cosimo Di Lauro e gli altri figli di Paolo, mentre Marino indicava come (target) da colpire Fulvio Montanino. Si trattava di una scelta di tipo strategico, perché nel caso, successivamente, si fosse riusciti a sedersi intorno a un tavolo con Paolo Di Lauro per far rientrare lo scontro, la cosa sarebbe stata possibile, solo se i figli di Ciruzzo (alias di Paolo Di Lauro) non fossero stati uccisi».

La linea di Marino, dunque, era quella di colpire il fedelissimo di Cosimo, obiettivo di calibro importante, ma la cui eliminazione non avrebbe compromesso in maniera definitiva eventuali future trattative con i Di Lauro. «La discussione andava avanti in maniera tesa,  e a un certo punto nella conversazione tra Marino e Pagano, si inserì Arcangelo Abete, che disse che entro due ore da quel momento, egli avrebbe ucciso Fulvio Montanino, divenendo così, operativa e concreta, la scissione», afferma Secondo.

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Che continua: «Questa proposta operativa di Abete convinse Cesare Pagano, che però chiese, che mentre si sarebbe operato l’agguato, per le divergenze insorte, voleva presso di sé i figli o di Marino o di Abete». «Ricordo – specifica Secondo – che Pagano si rivolse a Gennaro Marino con questa richiesta, ma lui si mostrò non propenso a consegnargli suo figlio. Ancora una volta fu Abete che disse che avrebbe consegnato suo figlio, allora dodicenne e il figlio di Ciro Mauriello, anche lui di quell’età».

I bambini prelevati
dalle Case Celesti
e portati al cospetto
del capo degli Scissionisti

Gettate le basi dell’accordo – racconta il collaboratore di giustizia – «Abete chiamò da un cellulare che aveva con sé, sua moglie e Ciro Mauriello per avvertirli che sarei andato io a prendere i ragazzi e di non preoccuparsi». «Io presi la Clio e andai nelle Case Celesti – racconta Luigi Secondo –, prelevai i ragazzini e li portai nella villa di Varcaturo, dove rimase sicuramente Cesare Pagano». «Quando portaste i ragazzini a Varcaturo, chi era presente?», viene chiesto a Secondo. Che risponde: «Sia Arcangelo Abete che Ciro Mauriello, il quale, nel frattempo aveva raggiunto anch’egli Varcaturo, ossia erano presenti entrambi i padri dei ragazzini, e poi c’erano Gennaro Marino, Rito Calzone, Gennaro Notturno, Cesare Pagano».

La partitella
a pallone per far
passare il tempo
ai piccoli ostaggi

Il collaboratore di giustizia aggiunge: «Ricordo che i bambini restarono a giocare in un giardinetto posto nelle vicinanze della villetta dove in precedenza si erano riuniti tutti i capi. Ricordo che rimasero a fare compagnia ai bambini, restando con loro a giocare a pallone, sia Rito Calzone che Gennaro Notturno». Da quanto racconta Luigi Secondo, una volta commesso il delitto – oltre a Montanino, fu ucciso anche lo zio di quest’ultimo, Salierno, ndr – i ragazzi furono riaccompagnati a casa.

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