Il boss Rosario Giugliano mentre è a colloquio con il figliastro Alfonso Manzella, e con il nipote Cristian Sorrentino

I particolari dell’inchiesta sul clan di Poggiomarino guidato da Rosario Giugliano detto ’o minorenne

Nel 2015, in un periodo di tempo che va dall’inverno all’estate di quell’anno, il boss di Poggiomarino, il 60enne Rosario Giugliano, detto ’o minorenne, avrebbe avuto una serie di incontri con imprenditori della zona. Incontri durante i quali avrebbe chiesto dei favori per aiutare qualche amico e dei parenti, per «sistemarli», insomma a lavorare. La circostanza emerge dall’ordinanza di custodia cautelare a firma del gip Claudio Marcopido (Tribunale di Napoli), che qualche settimana è scaturita in una operazione che ha portato in carcere 26 soggetti (una delle misure ha interessato anche ’o minorenne).

Gli imprenditori sono stati escussi dai carabinieri, impegnati nelle indagini. In particolare, un paio di titolari di attività hanno raccontato di essere stati avvicinati da persone vicine a Giugliano, e di essere state accompagnate al suo cospetto, sottolineando comunque – va detto per dovere di cronaca – che non avrebbero subìto alcuna intimidazione di sorta né tentativi di estorsione, ma che si trattò soltanto di richieste di far lavorare soggetti indicati da Giugliano.

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In una occasione, il titolare di una ditta di trasporti, escusso dagli investigatori, ha affermato che nel luglio del 2015 fu convocato da ’o minorenne, presso l’abitazione della madre di quest’ultimo. All’imprenditore fu chiesto se potesse far «lavorare un suo amico trasportatore di Pagani. Ricordo altresì che nella circostanza, feci presente a Rosario ’o minorenne, che un cambio del trasportatore abitualmente da me utilizzato avrebbe potuto richiamare l’attenzione delle forze dell’ordine (…) Come vi ho detto – a domanda risponde –, non mi sono mai rivolto al trasportatore di Pagani anche perché non so chi questo sia e soprattutto per il fatto che non mi è stato più richiesto, per cui ho lasciato che la cosa cadesse nel dimenticatoio».

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Un altro imprenditore di Poggiomarino, viene invece convocato a febbraio del 2015. Tale «Cristian che si presentò come nipote di Rosario Giugliano (è ipotizzabile che si tratti di Cristian Sorrentino, anche lui indagato nell’ambito dell’inchiesta in oggetto, ndr), e mi portò in un piazzale, in cui con mia grande sorpresa trovai Giugliano».

«In occasione di tale incontro, Rosario Giugliano, mi disse di aprire un bar a San Valentino Torio (nel Salernitano) e di impiegare in tale locale suo nipote Cristian – afferma l’imprenditore che a domanda risponde –. Sì, in occasione dell’incontro, mi fu chiesto solo di aprire il bar per impiegare il nipote Cristian».

Bar che poi non fu aperto, «infatti dissi a Giugliano che non mi era possibile in quanto per miei problemi addirittura volevo chiudere qualche punto vendita della mia attività. (…) No, non mi fu imposto, la richiesta di aprire un bar mi fu fatta a titolo di cortesia», sottolinea l’imprenditore.

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