venerdì, Febbraio 3, 2023
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I due volti di una terra: Matteo Messina Denaro e Biagio Conte

La Sicilia non è solo mafia, un frate laico ha dedicato la sua vita a chi soffre

di Serena Trivelloni

Un’isola ha con il mare un rapporto stretto. Il mare divide e contemporaneamente unisce, è mezzo di incontro di culture. In Sicilia sono passati Fenici, Greci, Romani, Barbari, Bizantini, Arabi, Normanni, Borboni…. e ognuno ha lasciato il segno, tracce nei luoghi, nella cultura e nel carattere.
Non è facile capire veramente una terra, non basta abitarci, esserci stato in vacanza, aver letto Pirandello o Tomasi di Lampedusa o Sciascia o Camilleri, soprattutto quando nell’immaginario collettivo viene identificata soprattutto con una parola: mafia.

Non si vogliono ricostruire qui le cause storiche di questo fenomeno ma mettere a confronto due figli di questa terra bruciata dal sole, forte e fragile nello stesso tempo. Entrambi presenti nelle cronache degli ultimi decenni, uno sicuramente più dell’altro, sono la prova che il contesto in cui vivi non necessariamente ti condiziona al punto di farti perdere ogni traccia di umanità.

Perché la forza di Messina Denaro, il suo potere, sono dovuti allo sfruttamento dell’ignoranza, della povertà della gente e se ci sono persone che poi commentano che hanno sbagliato ad arrestarlo perché «ci hanno mangiato tutti per 30 anni», la responsabilità di quest’uomo è enorme. Sulla sua strada lastricata di cadaveri ci sono anche quelli che ha sfruttato, ricattato, in un delirio di onnipotenza, per il potere e il denaro. Non ultima la responsabilità nei confronti di tutti i siciliani, quelli onesti, lavoratori, che ha macchiato con la sua sola esistenza di un peccato originale difficile da cancellare.

La Sicilia non è solo Matteo Messina Denaro e quelli come lui. A 90 km di distanza, sulla costa opposta, a Palermo, è nato Biagio Conte e a Palermo la «Strada di Biagio», porta a un ricovero. Quelli che percorrono via Decollati sono disperati, bisognosi di un aiuto che sanno di poter trovare lì.

Biagio Conte, il «San Francesco» di Palermo

Il 12 gennaio, quattro giorni prima dell’arresto di Messina Denaro, è morto il «San Francesco» di Palermo, un frate laico che ha dedicato la sua vita ai poveri, a chi soffre. La «Missione Speranza e Carità», che ha fondato per dare una risposta a situazioni drammatiche, è l’eredità che ci ha lasciato. Invitava a non perdere la speranza, alla solidarietà, diffondeva valori come accoglienza e giustizia l’uomo che ha portato veramente a tutti il messaggio di pace e fratellanza cristiano, non parole ma testimonianza con la propria vita.

In contrada Portella di Pero a Godrano, un paesino del Palermitano ai margini di un bosco, Biagio ha voluto un centro di preghiera e spiritualità, «Porta e Valle della Speranza», in ricordo di Padre Pino Puglisi, ucciso da Cosa Nostra per il suo impegno evangelico e sociale. Ecco, l’amore per gli altri, la compassione (nel senso originario di partecipazione alle sofferenze altrui), un sorriso per tutti, questo era Biagio Conte, un uomo che ha amato gli uomini senza badare a razza o colore, che non li ha usati per i suoi fini.

Di uomini così, che hanno speso la vita perseguendo un obiettivo di amore e giustizia deve essere fiera questa terra e tutti noi. Il riscatto parte da qui, dal ricordare. Leonardo Sciascia, che nella Sicilia vedeva la metafora del mondo odierno, sosteneva «Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare»

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