giovedì, Agosto 11, 2022
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I D’Alessandro controllavano pure le ambulanze

Il clan di Scanzano incassava denaro pure dal trasporto degli infermi. Ecco le intercettazioni

L’attività del clan D’Alessandro ormai era diventata una normalità a Castellammare. Le estorsioni, l’usura e le ingerenze criminali per alcune ditte erano diventate una costante, da subire. Come se fosse un vero e proprio Stato. Anche le società che gestivano le ambulanze e il trasporto infermi, nella cittadina stabiese, dovevano tenerne conto. Lo si apprende dall’informativa contro il clan di Scanzano dell’inchiesta Cerberus dove ci sono riportate numerose intercettazioni a carico di Luigi Calabrese, cognato del boss 44enne Michele D’Alessandro, e dei suoi sodali.

Le aziende pagavano e lo facevano in tutta tranquillità concordando tempi e modi a ogni fine-inizio mese con telefonate brevi e concise. «L’insolita frequenza con cui i contatti avvenivano, erano da ricondurre al fatto che il Tramparulo (Nicola, ndr.) ed il suo capo Luigi Calabrese stessero ponendo in essere un’attività estorsiva e/o paritetica con il pagamento della corresponsione di una “quota mensile” non meglio quantificata sulle attività relative al servizio auto-ambulanze sul territorio stabiese qua a sottolineare che l’azienda fosse in qualche modo relegata al clan di Scanzano e il titolare fosse solo la faccia pulita» spiegano gli inquirenti.

Gli incontri, concordati man mano erano quasi sempre all’interno di due bar, uno a Santa Maria la Carità e l’altro a Gragnano. Pagamenti che nella maggior parte dei casi avvenivano nelle mani di Nicola Tramparulo e qualche volta direttamente al ras Luigi Calabrese. Ma poteva capitare che il «lavoro» venisse effettuato anche da «corrieri» reclutati al momento come quella volta che il titolare di una ditta si affidò alla «fidanzata di un collega mio».

Le società accreditate all’ospedale stabiese

Nel mirino degli inquirenti però c’erano anche i rapporti con una seconda società che si occupava di trasporto infermi. Anch’essa, come la prima, doveva pagare tra i 400 e i 500 euro al mese. Questa volta però i soldi finivano nelle mani del braccio operativo del boss Michele D’Alessandro. Secondo l’autorità giudiziaria «il settore del trasporto infermi altro non è che uno degli affari, dalla faccia pulita, riconducibile al clan». Le due società erano le uniche ad essere accreditate presso il nosocomio stabiese.

Dominio che fu messo in pericolo da un personaggio della struttura sanitaria locale intenzionato, secondo il titolare di una delle due ditte convenzionate, a contattare un’altra società di Torre Annunziata alla scadenza del contratto. Circostanza che mandò tutte le furie l’uomo: «se non mangio io, non mangia nessuno a Castellammare.. se non tengo il pane io non lo tiene nessuno… se lo deve mettere buono in testa, chi è è! Hai capito?» afferma adirato al telefono. Frasi che secondo gli investigatori lasciava presentire che si faceva forte delle sue amicizie all’interno del clan D’Alessandro.

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