Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca

A cosa servono i «consulenti» del presidente visto che può avvalersi già del contributo di assessori e dirigenti?

Nelle scorse ore si è rinfoltita ulteriormente la rosa dei consiglieri del presidente Vincenzo De Luca, che ha ingaggiato nell’esercito dei consulenti anche Maria Caniglia (consigliere comunale a Napoli di Ce simme sfasteriati) e Flora Beneduce (ex Forza Italia, già consigliera regionale, e candidata con De Luca alle scorse elezioni). La campagna acquisti non si arresta, dunque, Caniglia e la globetrotter della politica, Beneduce, vanno a fare compagnia agli altri colleghi, che in precedenza sono arrivati a consigliare il governatore.

Si tratta, vogliamo sottolinearlo subito, di incarichi a titolo gratuito, quindi la questione non è economica, quanto di visibilità. La lista dei consiglieri è lunga, alla fine di febbraio, De Luca ha nominato anche Luigi Carrino (ex presidente del Cira, e vicino a Centro democratico) e Nicola Marrazzo, ex consigliere regionale uscente. Tra i trombati alle scorse elezioni per il Consiglio del Centro direzionale, e che hanno trovato spazio tra i consulenti, ci sono anche Antonio Marciano, Enza Amato, Rosetta D’Amelio e Stefano Graziano.

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Difficile comprendere, nei fatti, a cosa servano tutti questi consulenti, visto che il presidente della Regione Campania può contare già su assessori e dirigenti, che sulla carta hanno competenza in materia per muoversi nel ruolo a cui sono stati destinati. Magari De Luca si sente solo, o non si fida abbastanza dei pezzi della Giunta. O potrebbe trattarsi – come pure qualcuno ha argomentato – del classico «contentino» che è stato riservato a chi, seppur bocciato dall’elettorato, nel corso della scorsa campagna delle consultazioni, ha contribuito con il proprio supporto, alla riconferma del governatore alla guida di Palazzo Santa Lucia.

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