Allarme dell'Antimafia: i clan sfruttano la pandemia e investono nell'acquisto di ristoranti e autosaloni a Castellammare di Stabia (foto di repertorio)

Mentre una confisca da 700mila euro ha interessato un 61enne legato alla cosca dei Mallardo

Era stato previsto già allo scattare del lockdown di marzo 2020: molte attività commerciali, messe in ginocchio dalla pandemia, avrebbero dovuto per forza di cose, gettare la spugna. E a sfruttare le difficoltà di piccoli imprenditori, impossibilitati a pagare fitti, e debiti contratti con le banche, è scesa in campo la camorra.

L’allarme, su questo versante, viene da Castellammare di Stabia, dove secondo alcune informative di polizia giudiziaria, messe a disposizione dell’Antimafia, i clan (D’Alessandro e Cesarano) avrebbero investito proventi prevenienti da attività illecite, acquistando bar, ristoranti e autosaloni. Naturalmente, affidandosi a dei prestanome. Lo screening su quanto sarebbe avvenuto a Castellammare durante il periodo dell’emergenza Covid, è stato realizzato dal quotidiano Metropolis.

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Maxi-confisca a un 61enne
legato al clan Mallardo di Giugliano

Spostandoci nella provincia Nord di Napoli, un 61enne di Giugliano, con legami con il clan Mallardo (organizzazione inserita nel cartello dell’Alleanza di Secondigliano, ndr) è stato interessato da un decreto di confisca eseguito dai militari della guardia di finanza di Bologna e Rimini. Stando alla nota diffusa dai baschi verdi, al 61enne sono stati confiscati immobili, quote societarie, rapporti bancari e compendi aziendali riconducibili a tre società ubicate tra le province di Rimini, Pesaro-Urbino e Napoli, del valore di 700mila euro (in esecuzione di una misura di prevenzione patrimoniale del Tribunale di Rimini).

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