Caldoro e il suo 'alter ego' Cartoro

Dal Cartoro alla svolta calcistica, la «trasmissione» a tratti imbarazzante dell’ex governatore

di Giancarlo Tommasone

La comunicazione è fondamentale in politica, quasi sempre decisiva. E quella adottata dal candidato governatore Stefano Caldoro nel corso della campagna per le ultime elezioni regionali, si è rivelata del tutto fallimentare. Sono cinque i punti individuati da Stylo24, per fissare il modo (sbagliato) in cui si è mosso sul fronte della «trasmissione», l’ex presidente di Palazzo Santa Lucia. Il primo è rappresentato proprio dal cambio di stile di comunicazione, passato tout court da sobrio ad aggressivo; un modo di porsi che ha sicuramente spiazzato anche i più affezionati sostenitori. Caldoro aveva abituato l’uditorio a toni british, propri di chi fa valere la sua linea con il ragionamento. Invece ha deciso di adottare uno stile urlato, a tratti addirittura offensivo, come quando è arrivato – attraverso un atteggiamento e una tattica per niente nel suo dna – a dare della «carogna e del pappone» a De Luca. Gli «insulti» e le poche idee hanno caratterizzato anche un altro punto della comunicazione di Stefano Caldoro, che ha continuato a premere l’acceleratore quando si è trattato di snocciolare le cose non fatte da De Luca (soprattutto sul versante della sanità e delle ormai famose ecoballe da spostare), mancando però di enunciare le misure che avrebbe messo in campo lui per risolvere le criticità. Veniamo poi al pezzo «pregiato» della collezione: il Cartoro. Per chi non lo conoscesse, o non lo avesse intuito dai post diffusi a iosa dall’ex governatore, si tratta di un cartonato che ripropone l’immagine di Caldoro, messo a disposizione dei sostenitori per effettuare un selfie in sicurezza (per non rischiare il contagio da Covid) con il loro candidato. Quella del Cartoro, risulta essere una trovata di comunicazione inqualificabile, principalmente perché non ha portato alcun valore aggiunto;  ha offerto il destro agli avversari di ricamare sull’«invenzione», satiricamente e umoristicamente; ha confermato l’impressione di quel che Caldoro era da presidente della Regione, vale a dire un soggetto inavvicinabile, difficilmente raggiungibile, e che non scende sul campo. A tal riguardo è famosa una frase di Silvio Berlusconi, che durante un Consiglio dei ministri ebbe a dire: chiamo Caldoro, ma non mi risponde. Altro piede in fallo sul piano della comunicazione, Caldoro lo mette quando difende Luigi de Magistris, protagonista in negativo, di un articolo de Il Mattino. Il successivo comunicato di spiegazione, che Caldoro si vede costretto a diffondere, è una pezza peggiore del buco. La difesa del primo cittadino partenopeo denota come Caldoro non abbia assolutamente una percezione di come scorra e trascorra la vita reale, a Napoli. Vogliamo dire: nessun napoletano si sognerebbe di dire che de Magistris quando promette una cosa, la fa. All’ex governatore sarebbe bastato leggere qualche articolo di Stylo24 per rendersi conto della lunga serie di promesse fatte e non mantenute dal sindaco. E chiudiamo con la svolta «calcistica». Non sappiamo chi gli abbia consigliato di sposare la linea perdente politica uguale calcio, anche questa, mossa deleteria per la comunicazione caldoriana. Il candidato del centrodestra comincia chiedendo al presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, di «non aiutare lo juventino e comunista De Luca». La risposta del patron azzurro non si fa attendere ed è devastante: «Caro Caldoro, è con una certa tenerezza che leggo le tue recenti dichiarazioni, mi hai chiesto di non aiutare De Luca, di cui io sono amico dal 1994. Le tue sterzate non hanno senso per un candidato che ha già perso la battaglia elettorale». Seguiranno i post «tristi» di Caldoro con la foto insieme a Corrado Ferlaino, anche lui ex presidente (azzurro), e con un passato più fastoso e costellato di successi rispetto a quello del politico nato a Campobasso 59 anni fa.

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