Dopo il raid contro un Eurofighter italiano cresce la tensione. Roma chiede di rafforzare la missione europea Aspides
«Non siamo in guerra con l’Italia». Il messaggio arriva dagli Houthi dopo l’attacco che ha danneggiato un Eurofighter italiano nella base saudita di Ta’if. Subito dopo, però, arriva la domanda che pesa sui rapporti con Roma: che cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita?
Il drone colpisce l’Eurofighter a Ta’if
Il caccia italiano era a terra quando un drone ha raggiunto la base saudita. Nessun militare è rimasto ferito, ma l’aereo è stato danneggiato.
Il ministero della Difesa ha confermato che un F-2000 italiano è stato colpito durante gli attacchi alla base di Ta’if.
Guido Crosetto ha quindi disposto nuove valutazioni sulla sicurezza del personale italiano e sull’evoluzione del conflitto.
«Non vogliamo coinvolgere il vostro Paese»
Muhammad Mansur, funzionario del governo Houthi a Sanaa, spiega: «La nostra è una resistenza armata legittima di fronte alla prolungata aggressione saudita. Non siamo in guerra con l’Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese».
Nasr al-Din Amer usa parole simili: «Non siamo in guerra con l’Italia, né desideriamo che essa venga coinvolta in atti ostili contro il nostro Paese».
Per gli Houthi il nodo resta la presenza militare italiana in Arabia Saudita.
Bab el-Mandeb torna sotto pressione
La tensione si sposta così dallo Yemen allo Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi più importanti verso il Canale di Suez.
Gli Houthi hanno guadagnato terreno lungo la costa e la loro presenza pesa sempre di più sulla sicurezza della navigazione.
Stylo24 aveva già ricostruito l’avanzata degli Houthi verso Bab el-Mandeb e gli effetti sui prezzi dell’energia.
Intanto resta aperta anche la crisi nello Stretto di Hormuz. Due passaggi diversi, entrambi decisivi per petrolio e commercio internazionale.
L’Italia chiede di rafforzare Aspides
Roma è presente nell’area anche con la Marina. La fregata Carlo Bergamini ha scortato un mercantile italiano durante il transito nelle acque considerate più esposte.
Crosetto e Antonio Tajani hanno chiesto all’Unione europea di aumentare capacità e mezzi della missione Aspides, che continua a garantire protezione ravvicinata alle navi mercantili nel Mar Rosso.
Kaja Kallas ha condiviso la richiesta e si è impegnata a coinvolgere gli altri Paesi membri.
Gli attacchi arrivano fino a Riad
Nel frattempo la pressione militare raggiunge anche l’Arabia Saudita. Nell’area di Riad è stato colpito un serbatoio della compagnia Aramco e nella capitale sono stati segnalati boati ed esplosioni.
La guerra nello Yemen finisce così per intrecciarsi con le altre crisi che attraversano la regione. Stylo24 aveva già raccontato come Hormuz e il Medio Oriente stiano spostando gli equilibri energetici e militari.
Per l’Italia il margine diventa sempre più stretto. Deve proteggere i propri militari e garantire sicurezza alle rotte commerciali, cercando nello stesso tempo di evitare che la presenza nell’area venga letta come un ingresso diretto nella guerra yemenita.

















