housing sociale sant'agnello

Pessime notizie per le 53 famiglie.

di Fabrizio Geremicca.

Il Tribunale del Riesame, dodicesima sezione, ha confermato il sequestro dell’ampio complesso edilizio realizzato a Sant’Agnello da una cordata di imprenditori capitanata dall’ingegnere Antonio Elefante (indagato per questa vicenda) e della quale è parte anche il calciatore Fabio Quagliarella (non indagato). Una discussa operazione immobiliare, giustificata come housing sociale. La decisione dei giudici arriva oggi a valle della udienza che si è svolta ieri e nel corso della quale il sostituto procuratore Andreana Ambrosino ha sostenuto con forza la tesi dell’accusa, formatasi anche attraverso valide consulenze tecniche: i 53 appartamenti, i 67 parcheggi residenziali interrati, la serra didattica e svariati volumi pertinenziali che sono stati edificati cementificando un vasto agrumeto non avrebbero potuto essere costruiti dal privato.

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Il complesso immobiliare era stato sequestrato il 20 febbraio – procuratore capo facente funzioni era Pierpaolo Filippelli – a conclusione di indagini che avevano tratto spunto dalla segnalazioni di Italia Nostra e del Wwf. Già nel 2015 le due associazioni – come riportò all’epoca il Corriere del Mezzogiorno – avevano sostenuto che in quell’area tutt’al più avrebbe potuto essere effettuato un intervento pubblico di edilizia popolare, vincolato peraltro alla necessità tutta da dimostrare di sostituire vani malsani e fatiscenti. La giunta comunale di Sant’Agnello guidata dal sindaco Piergiorgio Sagristani (non indagato) ritenne, però, di andare in una strada diversa. Gli interventi furono poi autorizzati anche dalla Soprintendenza.

Elefante e soci potranno ora presentare ricorso in Cassazione contro il sequestro, ma il pronunciamento del Riesame segna una parziale ed importante vittoria per la Procura oplontina, attualmente diretta da Nunzio Fragliasso, protagonista già a Napoli di importanti inchieste di carattere ambientale. Dovranno almeno per ora rinunciare ad entrare nelle abitazioni i 53 acquirenti degli appartamenti – tra essi anche esponenti delle forze dell’ordine alle quali l’operazione immobiliare riservava una riserva del dieci per cento degli appartamenti in vendita – che erano stati protagonisti nei giorni scorsi di sit in e manifestazioni.