Raffaele Cutolo e Carmine Alfieri

LA STORIA DELLA CAMORRA Le dichiarazioni dell’ex boss Carmine Alfieri nel corso del processo d’Appello per l’omicidio del giornalista Giancarlo Siani

di Giancarlo Tommasone

«Adesso ho compreso che ho sbagliato, ma all’epoca, per me, ammazzare i nemici cutoliani significava fare giustizia». Lo dichiara Carmine Alfieri, alias ’o ‘ntufato – capo della Nuova famiglia poi passato a collaborare con lo Stato – nel corso del processo di Appello per l’omicidio del giornalista Giancarlo Siani (ucciso a Napoli, nel quartiere dell’Arenella, il 23 settembre del 1985). Alfieri sfila in aula in qualità di teste e risponde alle domande prima del legale difensore di Angelo Nuvoletta (avvocato Giovanni Cappuccio), poi di quelle del presidente della Corte. L’udienza è quella del 29 aprile 1999. «Lei si è assunto le responsabilità dell’omicidio di Ciro Nuvoletta (avvenuto a giugno del 1984). Successivamente a questo evento, lei o la sua organizzazione avete mai raggiunto accordi di pacificazione con i Nuvoletta?», domanda l’avvocato. «No, questo mai. Per essere precisi: prima della strage di Torre Annunziata avvenuta il 26 agosto del 1984, alcuni appartenenti del mio gruppo, che vivevano nel Salernitano, cercarono un riavvicinamento con i Nuvoletta. Ma tale cosa non si verificò mai. Noi con i Nuvoletta non abbiamo fatto mai nessuno accordo», risponde Alfieri.

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Il presidente, allora, chiede all’ex padrino, se l’arresto di Valentino Gionta (alleato dei Nuvoletta, catturato, secondo alcune ricostruzioni, proprio grazie a una soffiata dei maranesi) non avesse rappresentato moneta di scambio per ristabilire la pace tra Alfieri e i Nuvoletta. «Io con i Nuvoletta non desideravo proprio trovare un accordo. Tra l’altro, in quanto capo e secondo le regole della malavita, sapevo che con i maranesi fosse impossibile riappacificarsi», risponde Alfieri. Che sottolinea: «L’ipotesi secondo la quale Gionta, fu fatto arrestare per chiudere un accordo di pace con me, è destituita di ogni fondamento. Si tratta di una menzogna». «Questo è per sgomberare il campo. Tenga presente, signor presidente, che io sono responsabile di infinità di omicidi, e tutti quegli omicidi che ho fatto sono di malavitosi. Io oggi ammetto che è sbagliato, ma all’epoca avevo un’altra mentalità: per me ammazzare un cutoliano era come fare giustizia. E poi, voglio sottolineare, che io non ho mai toccato persone che fossero al di fuori dell’ambiente malavitoso», dichiara Carmine Alfieri.