L’affiliato ai Puca racconta (intercettato) a un suo sodale, come sia riuscito a dribblare gli ordini ricevuti dai vertici della cosca di Sant’Antimo

Capita pure questo, quando ci si trova a far parte di un sodalizio criminale: commettere errori che ti possono mettere in cattiva luce con i figli del capoclan (nel caso, Pasquale Puca, alias ’o minorenne). E’ quanto succede ad Antimo Puca, detto Maulone, che viene aspramente rimproverato, per aver partecipato a una cena con Amodio Ferriero, non visto di buon occhio dai rampolli di Pasqualino. Tanto è vero che Ferriero – si evince dalle indagini – a gennaio del 2017, sarà esautorato, costretto ad abbandonare la reggenza della cosca. La circostanza emerge dall’inchiesta sul «sistema Sant’Antimo». Ma tornando alla posizione «scomoda» di Maulone, questi viene intercettato mentre si confida con un sodale, al quale riferisce della «ramanzina» nei suoi confronti, da parte dei figli di Pasquale Puca.

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«Non li vedo da prima di Natale, perché stiamo scannati… stiamo proprio scannati (Maulone si riferisce ai rapporti non proprio semplici con i figli di ’o minorenne)… per il fatto che andai a mangiare con quello (Ferriero). Ma allora non hai capito che è successo? Quelli (i Puca) perciò mi volevano picchiare, azzeccare da una parte. Uno, certe volte, si trova in certe tarantelle», afferma Antimo Puca. Nel corso della stessa conversazione, emerge pure un altro particolare. Maulone, incaricato di compiere un’azione delittuosa (secondo gli inquirenti, probabilmente ordita in accordo con i figli di Pasquale Puca), racconta al suo sodale, come si era tratto di impaccio. «Era una offesa (una azione illecita) che a me non piaceva, volevano chiamare (volevano far partecipare) anche me. Allora io – dice Maulone – ho fatto scaricare apposta, il telefono, così sono rimasto irraggiungibile», durante la fase esecutiva della «missione».

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