L'ex boss Pasquale Galasso

LA STORIA DELLA CAMORRA L’ex boss Pasquale Galasso racconta come maturò la scelta di collaborare con lo Stato

Nel corso dei numerosi interrogatori a cui è stato sottoposto, a partire dal 1992 (quando intraprende la collaborazione con la giustizia), l’ex boss di Poggiomarino, Pasquale Galasso, ha tenuto più volte a sottolineare che la scelta di entrare a far parte di una organizzazione camorristica (per anni è stato ai vertici della Nuova famiglia, in veste di braccio destro di Carmine Alfieri, ndr) maturò in seguito all’omicidio di suo fratello Nino, avvenuto il 15 gennaio del 1982. Fu quella la causa, ha sempre sostenuto Galasso, che lo spinse ad affiliarsi alla camorra, e a partecipare alla guerra contro la Nco, «per eliminare quanti più cutoliani possibile».

Una volta esauritosi lo scontro, con la sconfitta della fazione di Raffaele Cutolo (deceduto lo scorso 17 febbraio), l’ex camorrista di Poggiomarino, già a metà degli anni Ottanta, aveva deciso di tirarsi fuori dai giochi. Lo fa mettere lui stesso a verbale, nel corso dell’audizione di venerdì 17 settembre 1993, della Commissione parlamentare presieduta da Luciano Violante. «Dal 1984 comincio a non partecipare (costantemente) alle attività dell’organizzazione, volevo uscirne, ma temevo che se me ne fossi andato, avrei messo in pericolo i miei familiari rimasti a Poggiomarino. Quindi ero sempre in una situazione di incertezza. Finalmente nel 1986 mi sono liberato».

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Il retroscena / Pasquale Galasso:
«Ecco come feci catturare Carmine Alfieri»

«Quindi – continua Galasso –, me ne andai in Francia, dove in precedenza avevo comparto una casa. Lì rimasi per sei mesi». «In quale zona della Francia?», gli chiede il presidente. «A Beausoleil, vicino Monte Carlo, sulla costa», gli viene risposto. Ma la «pausa di riflessione» per Galasso, dura poco, perché «i problemi della mia organizzazione, nel frattempo, erano cresciuti. Venivo chiamato più di una volta, e non potevo staccarmi. Poi, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta (tra il 1989 e il 1992) sono stato coinvolto nella guerra camorristica salernitana (combattuta nel Salernitano, ndr), ma non per volontà mia diretta; (anche se)  purtroppo sono responsabile». E nel corso di detta «guerra ho commesso altri omicidi».

Uno, più degli altri, sembra scuotere dal profondo la coscienza di Galasso. «Uno (fu commesso) – spiega il pentito – contro ogni regola di vita, contro ogni esistenza, (fu) brutale e dopo questo omicidio, si trattava della morte di una donna, io ho cominciato a soffrire…». «Chi era questa persona?», chiede il presidente. «Era l’amante di un nostro associato che dovevamo sopprimere. Mi sentivo responsabile di questa morte, ho avuto un travaglio di un anno, un anno e mezzo, finché non sono arrivato alla collaborazione piena», spiega Galasso.

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