L'arresto di Mario Fabbrocino (deceduto nel 2019), scovato dagli agenti della Dia in Sudamerica il 3 settembre del 1997

L’intercettazione di tre affiliati all’organizzazione di San Giuseppe Vesuviano, che raccontano di un episodio accaduto a Nola

Nel 2007, l’organizzazione per anni guidata da Mario Fabbrocino (il boss è deceduto nell’aprile del 2019 dopo una lunga detenzione) non se la passa per niente bene. Il capoclan di San Giuseppe Vesuviano, all’epoca, è in carcere (si trova detenuto in regime di 41 bis), e il gruppo deve difendersi dagli attacchi delle nuove leve, ma pure dalle altre cosche attive sul territorio nolano. In auto, intercettati dagli 007 dell’Antimafia, ci sono tre esponenti di spicco dei Fabbrocino, che commentano un episodio che, secondo gli inquirenti, rende bene la situazione, relativamente ai nuovi assetti della camorra nell’hinterland.

Il summit / E il boss Fabbrocino ordinò: per
costruire si usa solo il nostro calcestruzzo

Uno degli interlocutori parla di quanto avrebbero subìto due familiari del boss Mario Fabbrocino. «A Nola, li hanno presi a schiaffi, uno li secutò (termine dialettale che sta per “li caccio via”) a tutti e due», afferma una delle persone intercettate. Che aggiunge: «Se erano dieci anni indietro e vedevi se si permetteva, lo prendevano e lo andavano ad uccidere, ora che fa, si sono dovuti tenere le mazzate». Il dialogo prosegue con il racconto di altre aggressioni registrate ai danni di malavitosi del posto e portate a termine da «gente di fuori (paese)».

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Gli armaioli degli Usa / «Il clan Fabbrocino
comprava le pistole a tamburo a El Dorado, in Kansas»

«Adesso, chi comanda di qua e chi comanda di là; sono finite le polpette,  non comanda nessuno più (…) non sanno questa polpetta  chi se la deve mangiare, è finita veramente…», argomentano gli affiliati, che poi convergono sul verificarsi di una possibilità. «Fra quattro o cinque anni usciranno altre generazioni», ipotizza uno degli interlocutori, e gli altri due si dicono d’accordo riguardo alla previsione.