Il Rione San Tommaso a Napoli, dove si trovano le cosiddette Palazzine di Mussolini

I consigli (intercettati) del pusher esperto al collega minorenne, che non guadagna abbastanza

«Tu hai sedici anni, battaglia ancora fino ai 18, ti prendi una patente, una macchina. Hai capito com’è?», così parlò il pusher esperto (per quanto si può essere esperti a 22 anni) al collega giovanissimo. La conversazione viene intercettata alle 5 del mattino del 28 febbraio 2016, all’interno di una vettura utilizzata dagli spacciatori. E finisce agli atti di una inchiesta sul clan Lo Russo di Miano. Vittorio (così chiameremo il minorenne) racconta al suo interlocutore, di essere stato avvicinato da due sodali più grandi, «che vorrebbero – sottolineano gli inquirenti, commentando le intercettazioni – che spacciasse per loro, rispettivamente crack ed “erba buona”». Ma il ragazzo non vuole essere trattato come un «guaglione», anche perché – dice – è lui che rischia spacciando e che fa «i sacrifici».

«Se mi metto a vendere il crack, subito mi alzano (vale a dire mi arrestano)», afferma. Anche il suo collega più esperto consiglia a Vittorio di non entrare nel giro del crack, poiché in tal modo si rischia molto e si viene facilmente arrestati. Visto che però si tratta di rischiare, suggerisce al 16enne di andare «là dentro… nelle palazzine». «Qua prendi 30 euro al giorno e ne spendi 50, a questo punto, io ti dico: se vuoi fare i soldi va nelle palazzine», afferma il collega «anziano» riferendosi al Rione San Tommaso. Dove, insieme al fratello più grande e, già inserito in gruppi vicini ai vertici dei Lo Russo, Vittorio potrebbe cercare di aggregarsi direttamente agli affiliati al clan. «Perché questo è il momento di pensare ai soldi», emerge dalla conversazioni intercettate.

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