Adolfo Greco, Filippo Capaldo e Michele Zagaria

I contanti, gli assegni e la dilazione del debito

di Giancarlo Tommasone

Nell’inchiesta sul latte dei Casalesi, c’è pure da rilevare che Adolfo Greco, per l’aiuto offerto per circa 4 mesi, nella distribuzione del prodotto, alla cooperativa riconducibile ai fratelli Capaldo (nipoti di Michele Zagaria), vantava un credito di quasi 200mila euro. Nicola e Filippo Capaldo, nonostante l’imprenditore stabiese avesse praticato loro il prezzo di costo del latte, senza alcun ricarico, non avevano ancora provveduto al saldo. «Data la caratura criminale dei Capaldo – è scritto nell’ordinanza a firma del gip Leda Rossetti – Greco cerca di recuperare la somma senza urtare la suscettibilità dei casalesi, ricorrendo alla mediazione di Santoro». Quest’ultimo è un dirigente territoriale di Parmalat, ed è finito ai domiciliari, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Stesso reato
contestato a Greco,
che però si trova
in carcere a Secondigliano

Ma tornando al problema dell’imprenditore, che deve tornare in possesso di 190mila euro, per cerare di risolvere, il 9 gennaio del 2014 chiama Antonio Santoro. «Vi volevo dire… però (usate) la massima delicatezza senza (far capire) che ve l’ho detto io… trovate la forma… a dicembre (scadenza 31 novembre) noi abbiamo finito di dare il latte a quella cooperativa (Santa Maria, ndr)». Spiega Greco, e continua: «Ottobre e novembre non sono venuti a pagare, teniamo i due mesi (in sospeso)… e sono 190mila euro». Antonio Santoro, a questo punto, afferma che nei prossimi giorni si recherà presso la sede della coop, e cercherà di intavolare il discorso, con molta delicatezza.«E voi, lunedì, parlate col presidente», dice Greco. «Eh, con Gianfranco (ovvero Gianfranco Costanzo, presidente della cooperativa Santa Maria, designato il 25 settembre del 2013)», lo rassicura Santoro. In effetti, quattro giorni dopo, Santoro passa negli uffici della coop e, dopo la visita telefona a Greco, e gli annuncia che nel corso della settimana, (quelli della coop) passeranno da lui per affrontare la questione del saldo.

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Zagaria a organizzare la festa di battesimo

Il 18 gennaio del 2014, gli investigatori captano una conversazione che avviene negli uffici della Cil (azienda di Greco). Sono presenti, oltre all’imprenditore e a suo figlio (estraneo all’inchiesta), Nicola Capaldo e Gianfranco Costanzo (che risulta indagato). Nicola Capaldo afferma, che su specifica richiesta del fratello Filippo, si è recato da Greco per risolvere il problema, sottolineando che loro erano completamente all’oscuro della cosa, e che non si erano resi conto che il debito (che avevano con Greco) fosse arrivato a quasi 200mila euro. «Filippo mi ha mandato qua, vi sto chiedendo se a voi… è una cosa che proprio bisogna che si fa… ve li porto io, perché ufficialmente…», dice Nicola Capaldo, che, ricordiamolo, in teoria, (per la vicenda della confisca di Euromilk) non potrebbe avere niente a che fare con la coop.

L’idea di costituire la coop, suggerita
ai Capaldo dall’imprenditore stabiese

«Ma noi sempre ufficialmente li dobbiamo incassare… non mi hai capito, non è che me li puoi portare (presumibilmente la conversazione verte su un versamento in contanti)», mette le cose in chiaro Greco. Nicola chiede pure se fosse possibile fare una dilazione di tre o quattro mesi. «Sì, non ti preoccupare, te l’ho detto… ti ho detto: tu fai una cosa, porta, non lo so, se uno tiene già una parte contante, contante sempre con l’assegno che lo possiamo versare». «E il resto – continua Greco – fai quattro, cinque assegni che noi li versiamo man mano, che noi chiudiamo in cassa…».