Capauciello si diresse a passo svelto al citofono di un palazzo in Via Camillo Porzio, nel Centro Storico. Si guardò attorno e avvicinò la bocca alla griglia. Sussurrando:

‘O zì, scinn ‘a borsa r’e «fierr» ‘o solito posto. Fa’ ampress. Te aspettan tra nu quart d’ora là Abdul e ‘o Drogato. Muovete…

Tutto a posto. Missione compiuta. Del ritiro si sarebbero occupati gli altri, Capauciello doveva solo assicurarsi che il custode fosse in casa e che la consegna fosse fatta in tempo. Altrimenti, con la doppia chiave, avrebbe dovuto prendersi carico dell’incombenza. E questo gli dava noia, abituato com’era a non fare un cazzo dalla mattina alla sera. Bello campare così.

Il «colombiano» si accarezzò la testa rasata per controllare la ricrescita. Il palmo ispezionò tutta la superficie. Era liscia come una palla da biliardo. Soddisfatto, Capauciello strinse la cintura di un altro buco. I pantaloni color zucca, con ampi risvoltini sulle scarpe «Richmond», quasi gli stavano cadendo. S’era messo a dieta da qualche giorno. E si vedeva più bello con un paio di etti in meno. La faccia era arrossata dalle lampade.

Nel palazzo, abitavano uno degli armieri del gruppo dei baby camorristi, «’o zì» appunto: e un vecchio usuraio abbastanza schifato nel quartiere perché, raccontavano le voci dei vicoli, pretendeva prestazioni sessuali dalle vittime che non riuscivano a onorare gli impegni in tempo. Prestava il denaro solo alle donne, e non erano poche le disperate che a lui si rivolgevano per pagare altri debiti contratti con altri usurai spesso solo per giocare ai videopoker o al Bingo. Una avvilente catena di Sant’Antonio delle Cambiali. La «penale» inflitta dall’usuraio era diventata una scontata abitudine per alcune clienti che in questo modo si garantivano tempi di restituzione più elastici.

Si sentiva un gran figo quel giorno, Capauciello. In realtà, lui era un figo. E se gli altri e soprattutto le altre non la pensavano così, era un problema loro. Appoggiato al portone del palazzo, il «colombiano» lanciava sbirciate voluttuose alle ragazzette sculettanti che gli passavano accanto null’altro suscitando in loro se non il desiderio di aumentare il passo per toglierselo davanti. Ma lui non se ne faceva gran cruccio. Era abituato ai rifiuti. Aveva risolto in un altro modo il suo problema col gentil sesso.

S’impressionò solo che un ragazzo, nella vicina agenzia «Snai», lo stesse osservando con insistenza. Lo fissò a sua volta e si accese una sigaretta con consumata abilità da attore, reclinando il capo di lato e chiudendo a conchiglia la mano attorno alla fiammella tremolante. La guerra contro Mosé aveva reso Capauciello paranoico. Attese che il suo avversario facesse la prima mossa. In cuor suo sperava che non la facesse. Quello fissava, ma non si muoveva. Per fortuna.

Il duello visivo durò fino alla macchina parcheggiata poco distante. Capauciello dovette arrendersi all’evidenza: il tizio dell’agenzia era impegnato a leggere le quote delle partite del campionato olandese, e manco si era accorto di quello strano attaccabrighe che tremava minaccioso dall’altro lato della strada.

A metà pomeriggio il pelato poteva già dire conclusa la sua inutile giornata di «lavoro». Capauciello era in piedi da appena un paio di ore, e aveva fatto colazione con mezzo pacchetto di Marlboro e un paio di caffè corretti al Bayles. La sua colazione dei «campioni». Si era svegliato canticchiando la canzone di Raffaello «Ma che favola che sei», e non riusciva a smettere.

… E ti guardo mentre piano cade giù… il vestito e tiri fuori quel che hai… ma che brividi mi dai…

Aveva fatto l’alba al tavolo di poker in un circoletto dell’Arenella e ci aveva rimesso 1000 euro a causa di un cazzo di colore che non era entrato dopo un promettente inserto di due semi. Continuava a rimetterci, alle carte, convinto di essere un grande giocatore solo un po’ sfortunato. Un po’ come si sentiva un grande amatore solo per il momento rifiutato dal genere femminile.

… sussurando le parole quelle che non dici mai… non fermarti amore dai…

Si mise in macchina e accese l’aria calda per ritemprarsi. Era freddoloso. Quando scendevano le temperature, il becco aguzzo che si ritrovava per naso diventava rosso e ghiacciato. L’autunno, che di solito è sempre così mite a queste latitudini, si era presentato in anticipo spalancando le porte all’arrivo anzitempo dell’inverno e dei suoi malanni.

Di mangiare non aveva voglia né di buttarsi fuori al solito bar a Piazza Nazionale con l’illusione di fare qualche conquista. Meglio stare vigili, all’erta. ‘O Bisonte era in missione «sotto copertura». ‘O Drogato stava lavorando alle due piazze di spaccio che avevano allestito dalle parti di Via Pietro Colletta. Christian e Abdul giravano per la città alla ricerca dei nemici. E lui? Lui cazzeggiava.

… Ma che favola che sei… sento esplodere il mio cuore… quanno faje ammor cu’ me…

Si mise una mano in tasca e contò le banconote raccolte in una graffetta. Non aveva nemmeno un portasoldi. Una graffetta della cartoleria usava. Contò le banconote e si congratulò con se stesso, Capauciello.

La ricchezza era libertà. La libertà era felicità. La ricchezza era felicità. Il sillogismo dei nuovi camorristi.

Si convinse di aver deciso in quel momento anche se era dalla sera prima che il desiderio gli strisciava sotto la corteccia cerebrale facendogli il solletico.

Una cosa veloce veloce. Un’oretta. Giusto per scaricarmi un po’.

Scorse la rubrica del cellulare e avviò la chiamata. Lo schermo divenne verde. Dopo qualche istante, partì il timer coi secondi. 00:01… 00:02… 00:03… 00:04

Rispose una ragazza dall’accento sudamericano. Rideva.

Ciaooo amoooreee miooo, già ti mancooo?

Fino a che ora stai ‘a cas? – chiese con voce da maniaco il «colombiano».

Amoooreee fino a stasera alle 21, vuoi venire a trovarmiii… hihihi… ma stavolta ce la faiii?

‘E ma io vac ‘e press… pozz venì mo’… ce stai mo’? Sì pront mo’?

Non ho capito, amoreee… che hai detto mooo?

Vaco di pressa… di fretta – scandì le parole, Capauciello sibilando: «Capisce solo ‘o pesce, ‘sta zoccola» -. Vado di fretta, posso venire mo’… ci stai, ora? Sei pronta, ora? Nun me fa perder tiemp…

Ancora un’occhiata al ragazzo della Snai. Se n’era andato. Ringraziamo quella bella Madonna di Pompei. Pure oggi, si muore domani.

Amoooreee mi spiace, ma sono impegnataaa con un altro clienteee adessooo…

E caccial…

Che hai detto amoooreeee? Non ti sentooo beneee. Ora devooo andareee… non possooo stareee al telefonooo. Chiamamiii dopo… ciao amoooreeee…

Vabbuò, te chiamm tra n’ora. Nun piglià altre prenotazioni, però. E miett’t ‘o completino rosa, chill ca me piace assai… chill ca te mis l’ata vota… Ma sono sempre 200 euro un’oretta, o no?

Ok, sì sì… certooo, ciaooo amoreee… Speriaaamo che questaaaa voltaaa ce la faiii…

Capauciello si ammirò nello specchietto retrovisore aggiustandosi le ciglia ad ala di gabbiano e scrostandosi il giallo della nicotina dai denti con le unghie. Avrebbe approfittato del buco per farsi un’altra bella lampada all inclusive: faccia e pelata. Odiava il pallore e le occhiaie.

Prima di mettere in moto, il «colombiano» inviò un Whatsapp al Bisonte e a Lelluccio che lo attendevano nell’appartamento di Via Tribunali. S’inventò una scusa e disse loro di spostare l’appuntamento all’indomani perché aveva avuto un contrattempo. Qualcosa là sotto iniziava a dare segnali di vita. Doveva far presto, bisognava approfittarne.

Accese il motore, e sgommò verso nuove fantastiche avventure erotiche. A pagamento.

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