L’ex fidanzata di Cap ‘e fierr proseguiva a farsi desiderare. Lei che era stata così «accessibile» a tutti, per tanto tempo, nel momento più importante giocava a nascondersi. Per due giorni di fila, ‘o Bisonte aveva atteso invano che desse un segnale. Lelluccio aveva pure provato a mettersi in contatto con i parenti per sapere che fine avesse fatto. Niente. Nessuno voleva saperne.

L’animale decise di rimanere in casa un altro giorno, il terzo. E giurò a se stesso e a Lelluccio che sarebbe stato l’ultimo. Avrebbe ammazzato Cap ‘e fierro in un altro modo. Non avrebbe atteso oltre. Schiumava rabbia.

– Zoccola era e zoccola è rimast, nun ce sta nient ‘a fa. – fu il lapidario commento del killer all’esito dell’ennesima telefonata andata a vuoto –. Io facess ‘bbuon a accirer primma ‘a ess…

Lelluccio rivolse una silenziosa preghiera al cielo. L’animale lo guardava con la faccia schifata. Gli sparò a pochi centimetri dal volto il mozzicone di una sigaretta che andò a esplodere contro una parete in un tourbillon di cenere incandescente.

L’animale non è come alcuni suoi coetanei, lui non ha scelto il crimine perché – poverino – la società non gli ha dato una possibilità o perché il destino lo ha mandato gambe all’aria. No. ‘O Bisonte è un delinquente nato. Cattivo dalla nascita. Senza possibilità di redenzione.

Il killer sapeva che la pista per arrivare a Cap ‘e fierr era buona. Bisognava soltanto aspettare. Ma ce la faceva lui ad attendere?

Là fuori gli altri stavano tenendo testa a quelli di Mosé; là fuori infuriava il conflitto; là fuori le «stese» si susseguivano seminando il terrore nei rioni; là fuori i fratelli stavano rischiando la vita; là fuori ‘o Drogato stava inondando di cocaina a basso prezzo il Centro Storico; e lì dentro lui stava chiuso in attesa di un sms di una mezza puttanella arrabbiata perché teneva le corna. Sentiva che non si stava comportando da uomo, l’animale.

Declinò altre partite a «Ps4». L’ultimo giorno il grassone lo avrebbe trascorso su Facebook e Youtube. Il suo nickname sul social network azzurro era «Donny Brasco», come il film. E nella foto profilo aveva l’immagine di Al Pacino. La linea telefonica, tra quelle spesse mura, non era delle migliori. La bestia riuscì tuttavia a condividere un paio di video musicali del neomelodico Raffaello e a scrivere sulla bacheca il pensierino che racchiudeva il motto dell’intera sua esistenza: «Se non mi conosci, non giudicarmi».

Nei rari momenti di dialogo, Lelluccio aveva notato che il sicario rimaneva per qualche secondo a fissare il vuoto con le pupille dilatate e la bocca mezza aperta. Era come se il suo cervello si surriscaldasse e ripartisse daccapo. Alle medie gli avevano diagnosticato una forma acuta di sindrome AD/HD che lo portava a eccessi di impulsività e a carenze di attenzione. Gli era successo pure in quel momento, pure mentre il padrone di casa gli stava suggerendo alcune amicizie femminili, assai disponiiibili, da aggiungere su Facebook.

L’animale non aveva risposto. Si era immobilizzato. ‘O Bisonte respirava e sudava, sudava e si lamentava. E si agitava strusciandosi sul divano.

Suda sempre, quest’ammasso di lardo e peli. Anche d’inverno. Anche quando ci sono zero gradi. È una bestia, e non solo per il soprannome che porta. Con lo smanicato scolorito e la fronte imperlata e i capelli bagnati tirati all’indietro e un filo di barba, non farebbe paura a incrociarlo per strada. Pare un derelitto, un ritardato. O uno che, da piccolo, ha abusato di merendine e gelati a causa di genitori troppo permissivi, e ora sconta quell’ingordigia, quell’avidità con movimenti goffi e sgraziati e con un corpo debordante. Ansima così forte che pare russare.

Ma l’apparenza inganna.

‘O Bisonte ha iniziato a uccidere quand’era minorenne, e sulle spalle ha quasi più cadaveri che anni. Il primo morto ammazzato fu un vigilante che reagì alla rapina della pistola d’ordinanza nei pressi di una banca. Credendo che quel ragazzetto cicciotello avesse un revolver giocattolo, la guardia giurata mise mano alla fondina per spaventarlo. Rimase fulminato da due colpi secchi in testa. Il giorno dei funerali, ‘o Bisonte andò pure in chiesa e diede un bacio alla vedova presentandosi come il figlio di un amico del caro estinto.

Che gran bastardo.

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