L’ultimo filone dell’inchiesta della Corte dei conti sul sistema idrico campano nell’ambito di competenza della Gori, porta a un accordo del valore di 112 milioni di euro tra l’azienda composta da Acea, multi-utility del Comune di Roma partecipata del gruppo Caltagirone, e la Regione. Con il quale, come riferisce un articolo di ‘Repubblica’, a firma del collega Alessio Gemma, l’Ente di Palazzo Santa Lucia concede alla società che gestisce il servizio idrico in 76 comuni vesuviani e sarnesi, di pagare a rate, in dieci anni, il debito che il gestore ha accumulato dal 2013.


Tra Gori e la Regione c’era stata una prima transazione nel 2012, con un condono di circa 70 milioni di euro a favore dell’azienda. Adesso i militari della Guardia di finanza stanno analizzando proprio l’ultimo accordo siglato a novembre. Nel dettaglio, i finanzieri vogliono vederci chiaro sul costo dell’acqua all’ingrosso e gli oneri di depurazione. Cifre che Gori deve versare alla Regione. Ma negli ultimi anni i pagamenti si sono interrotti.

 

Con il rateizzo offerto da Palazzo Santa Lucia, alla Gori sono trasferiti gli impianti di fornitura d’acqua e di depurazione che da anni sono a carico della Regione. Impianti che invece devono essere di competenza del gestore, manutenzione compresa. Il caos organizzativo generato, secondo la Procura contabile, avrebbe generato uno spreco di soldi, sottratti dalla Regione ad altri servizi pubblici. In gergo tecnico, un “danno da programmazione”. Un ultimo filone di indagine ha a che fare con le “perdite idriche”, fonte di altri sprechi e frutto di mancati investimenti.

L’accordo di novembre, intanto, ha consentito a Gori di poter chiedere agli istituti di credito investimenti per 110 milioni di euro.