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di Giancarlo Tommasone

Gli indagati erano in totale 26, ma l’inchiesta (partita nel 2010) nei loro confronti è stata archiviata, perché è intervenuta la prescrizione: sono fatti risalenti alla fine del 2007. Stiamo parlando dello scandalo delle assunzioni (674) fatte da Gori spa, società mista controllata da Acea, la multiservizi di Roma, e che si occupa della fornitura del servizio idrico tra le province di Napoli e Salerno.

Le assunzioni,
secondo
la Procura di
Torre Annunziata,
furono formalizzate
soltanto
attraverso
la segnalazione
di politici locali

Tale tipo di clientelismo, sottolineano sempre i magistrati, portò l’organico della Gori a gonfiarsi in maniera spropositata. Ma quale era l’obiettivo? Come riportò a febbraio scorso «Il Fatto Quotidiano», in un articolo a firma di Vincenzo Iurillo, lo scopo era quello di ottenere bilanci positivi per consolidare il titolo in Borsa di Acea, in un periodo precedente al 2009. Ma per fare tutto ciò era necessario il parere favorevole dei politici, vale a dire di sindaci e amministratori che confluivano nell’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano (interamente pubblico), detentore del 51% delle quote e che, dunque, aveva ruolo di controllo su Gori-Acea.

L’organismo di controllo,
secondo gli inquirenti,
non effettuò il necessario
monitoraggio

Nel dispositivo di archiviazione, è possibile leggere come «la politica “speculativa” di Gori/Acea nonostante perpetrata per anni, non è mai stata contrastata dall’Ente d’Ambito Sarnese Vesuviano (di seguito Easv) quale organo controllore dell’operato di Gori in quanto guidato, dall’atto della sua costituzione fino al 2007, dal presidente Alberto Irace, risultato compiacente alle finalità egemonistiche di Acea. Il Presidente Irace, nell’anno 2007 infatti, a testimonianza degli accordi esistenti con il partner privato Acea, improvvisamente lasciava la poltrona di Presidente dell’Ente d’Ambito per accettare l’incarico propostogli di dirigente proprio in Acea».

Il presidente Irace,
per la cronaca,
è un politico
di area Ds-Pd considerato
«vicino a Bassolino»

Successivamente al 2007 diventerà amministratore delegato, dopo aver lavorato in Toscana come ad di Publiacqua; proprio in Toscana si avvicinerà al mondo di Matteo Renzi. Altro manager su cui si focalizza l’attenzione della Procura, è Stefano Tempesta. Scrive il pm: «Il primo amministratore delegato di Gori nominato da Acea, rimasto in carica da luglio 2003 al novembre 2009, è Stefano Tempesta. Grazie a lui, ed agli altri manager Gori scelti da Acea susseguitesi alla guida della società, nei primi anni di gestione operativa (2002/2007) la società è riuscita facilmente a tessere un’intricata rete di “favoritismi” consistiti quindi, per la maggior parte, in assunzione di persone segnalate dagli stessi politici prima in Gori e successivamente, in società compiacenti destinatarie di numerosi contratti di appalto».

«L’intricata rete
di favoritismi»

«Il Tempesta, aderendo alle reali esigenze di Acea di dover realizzare profitti in termini di positive rappresentazioni bilancistiche piuttosto che efficientare il SII (Sistema informativo integrato) dell’ATO3, invece di puntare su assunzioni di personale qualificato, iniziò a convogliare in Gori centinaia di persone “segnalate” dalla politica, assegnandogli incarichi e retribuzioni solo in base al “peso” del politico segnalante». Ciò, secondo la Procura porta «a una massiccia campagna di assunzioni “clientelari”».

«Massiccia campagna
di assunzioni “clientelari”»

Nello specifico, sottolineano i magistrati, «sin dai primi anni di gestione operativa del SII (dall’anno 2002 in poi) infatti, man mano che venivano acquisiti nuovi territori nella gestione del SII, il management della società Gori (dirigenti Acea), oltre a quanto disposto dalla Convenzione di gestione circa l’assunzione di tutti coloro che già lavorano presso ditte ed enti operanti nel SII del territorio, hanno iniziato una massiccia campagna di assunzioni “clientelari” in modo da assicurarsi il beneplacito della politica locale. La classe politica operante soprattutto nei difficili territori del vesuviano, ove è particolarmente sentito il problema della disoccupazione, hanno visto in Gori un serbatoio quasi inesauribile in cui piazzare il proprio elettorato».

I controlli con l’accesso
alla banca dati di Gori

Inoltre, dalla consultazione della banca dati in uso a Gori, gli inquirenti hanno potuto «accertare che la società, dal primo gennaio 2006 al 10 aprile 2011, ha proceduto ad affìdare la gran parte dei lavori e servizi a ditte esterne, senza seguire alcuna procedura di gara d’appalto. Dalla banca dati SIL si sono, infatti, estrapolati tutti gli “affidamenti diretti”, concessi a circa 90 imprese operanti nell`indotto per un importo complessivo di oltre novanta milioni di euro». Al fine della ricostruzione dei fatti operata dalla polizia giudiziaria, nel corso delle indagini si opera anche con una serie di intercettazioni.

Le intercettazioni
telefoniche
Le conversazioni
tra i manager

«Dopo pochi mesi dall’inizio della presente indagine – annotano gli inquirenti – la Gori chiuse i rubinetti degli appalti affidati senza gara a dette società e ciò che era accaduto negli anni precedenti è testimoniato dalle parole del Marati (Giovanni Paolo Marati, da gennaio 2019 è di nuovo ad di Gori, dopo aver rivestito lo stesso incarico già nel 2009) nell’ambito» di una telefonata, di cui riportiamo i contenuti. La conversazione il 25 giugno 2010 avviene tra Marati e Francesco Rodriguez (ad di Ags Scarl e all’epoca dei fatti, direttore generale di Gori).

L’attività di intelligence
Il lavoro degli inquirenti

Nel corso della telefonata «Marati comunica all’interlocutore di aver preso la decisione di diminuire drasticamente gli affidamenti per il call center, visto la grave crisi finanziaria da dover risolvere. Rodriguez in merito dice “..ma infatti, ma infatti….questa è la …la sensazione che io ho, è questa, ti dico la verità siamo andati troppo oltre purtroppo…”». Per quanto riguarda l’ipotizzata «persistenza di una associazione a delinquere tra gli amministratori delegati pro tempore della Gori, Stefano Tempesta e Giovanni Paolo Marati e gli imprenditori titolari delle società che si sono prestati ad assumere personale ricevendone in cambio l’affidamento di rilevanti commesse», per il pubblico ministero titolare delle indagini, «non sussistono gli elementi per sostenere giuridicamente l’esistenza di una siffatta associazione e questo, in gran parte, per le ragioni indicate innanzi in ordine alle modalità di gestione della Gori s.p.a. sin dalla sua origine, per il perverso rapporto esistente tra il soggetto pubblico, l’ente d’ambito ed i comuni che lo costituiscono, e quello privato. Non si è trattato di un gruppo di persone organizzate per compiere uno o più reati contro la pubblica amministrazione, ma dell’esempio – tristemente esemplare – della privatizzazione dei servizi all’italiana».

I rapporti
tra Stefano Tempesta
e Pasquale D’Aniello

Il pm ricostruisce anche i rapporti tra Stefano Tempesta (ad Gori dal 2005 al 2009) e l’imprenditore Pasquale D’Aniello (attuale vicesindaco di Piano di Sorrento) «e le società del suo gruppo tra cui spicca la New Electra srl».

«Le indagini espletate – scrive il pm – hanno dimostrato che alla base dei buoni rapporti tra Tempesta e D’Aniello deve porsi l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione nell’appartamento romano del manager eseguiti, verosimilmente a titolo gratuito dal D’Aniello nella seconda metà del 2005, per un importo di almeno 40.000 euro. L’episodio è stato ricostruito dalla pg nei particolari. Dopo questo avvenimento, i rapporti personali tra i due si sono rinsaldati e le società riconducibili al D’Aniello hanno beneficiato di appalti per circa 3 milioni di euro negli anni a seguire fino al 2009, man mano che la Gori acquisiva ulteriori postazioni da manutenere». D’Aniello, sottolinea il pubblico ministero, «da piccolo imprenditore del settore e titolare di aziende modeste, ha ottenuto affidamenti di lavori di importo crescente, tanto da consentire alle sue aziende di acquisire requisiti specifici nel settore di riferimento».

Quei lavori
da 40mila euro
(ma realizzati
a costo zero)
nell’appartamento
romano di Tempesta

Ma anche per quei fatti è intervenuta la prescrizione. «Orbene – scrive il pm, motivando la richiesta di archiviazione – pur volendo ricondurre tutti i comportamenti nel paradigma della corruzione, deve affermarsi che ad oggi sono prescritti essendo intervenuti nell’arco temporale intercorrente tra il 2005 ed il 2009. Con riguardo al contratto di stipulato nel 2009 per l’importo di euro 980.000 avente ad oggetto la manutenzione degli impianti elettrici di tutte le sedi Gori, stipulato tra il Tempesta ed il D’Aniello, deve dirsi che non appare provata l’ipotesi di truffa con riguardo all’esecuzione delle prestazioni riconducibili a tale contratto».

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