La Gori distribuisce l'acqua in 76 Comuni del Napoletano e del Salernitano

di Antonio Averaimo

Dato che trattasi di una società mista a capitale prevalentemente pubblico, la Gori, l’azienda che fornisce l’acqua a 76 comuni campani, è tenuta alla massima trasparenza sui propri atti. Lo stabilisce – e lo specifica la stessa società sul suo sito – il decreto legislativo n. 33 del 14 marzo 2013 relativo al “riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”.

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L’amministratore delegato Claudio Cosentino

Il legislatore ha voluto così garantire il controllo sociale sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Uno degli obblighi previsti dalla norma è il continuo aggiornamento della sezione. Qui la Gori dimostra di essere in difetto. Infatti, se andiamo nella sezione “consulenti e collaboratori” ci accorgiamo che l’elenco non viene aggiornato dal 2016: da allora non c’è traccia di una consulenza o di un incarico professionale affidati dalla società presieduta da Michele Di Natale. È possibile che la Gori in due anni non abbia intrattenuto rapporti con un professionista in questi due anni e mezzo?

Il presidente Gori, Michele Di Natale

Proprio nel 2016, l’azienda fu al centro di numerose polemiche perché, tra l’anno precedente e quello in corso, risultava una cinquantina di incarichi affidati allo studio legale «C. e A. Buonajuto» per una somma che superava abbondantemente i 100mila euro. Lo studio legale Buonajuto non è uno studio legale qualunque: è di proprietà della famiglia del sindaco di Ercolano, il renziano di ferro Ciro Buonajuto. Ed Ercolano è tra i 76 comuni soci della Gori, che ha sede proprio nella cittadina vesuviana.

Il sindaco Ciro Buonajuto e l’ex ministro Maria Elena Boschi

Quando fu sollevata la polemica, il primo cittadino ercolanese si affrettò a precisare: “Ho ceduto le mie quote nella società quando due anni fa mi candidai alle primarie”. “Mio nonno Ciro e mio zio Antonio, defunti, che hanno dato il nome allo studio, difendevano l’acquedotto vesuviano da sempre. Mio padre è consulente da molto prima che io nascessi. La politica non c’entra nulla con questi incarichi”.

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