L’inedita intercettazione che inchioda il ras vesuviano Giuseppe Pesacane: «Qui la gente si mette paura a dare uno schiaffo ma aspetta lo stipendio. Devo intervenire io»

di Luigi Nicolosi

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Per la conquista degli affari criminali all’ombra del Vesuvio era necessario avere a disposizione le persone “giuste”: affiliati spietati e pronti a tutto per imporre la legge del clan sul territorio. Il boss Giuseppe Pesacane questo lo sapeva bene e così, rivolgendosi a uno dei suoi uomini di fiducia, nel dicembre scorso gli anticipava il piano che di lì a breve avrebbe preso forma: «Mi servono i guerrieri, quelli che litigano in mezzo alla strada e vanno a dare fastidio a Boscoreale. Qui sono tutti ricottari, se una cosa non la faccia io finisce che non la fa nessuno».

È questo uno dei principali stralci delle intercettazioni telefoniche confluite nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere che pochi giorni fa ha portato alla disarticolazione del vertice della cosca con base a Boscoreale e Torre Annunziata. A dir poco eloquente il colloquio che il 14 dicembre scorso il ras Pesacane ha con un proprio affiliato. I due discutono di affari, ma soprattutto di estorsioni: il vero pallino del 64enne capoclan. Pesacane, pressato dalle mire espansionistiche del rivale gruppo Gallo, mostra un certo nervosismo: «Mi serve questa gente qua, io ho visto che noi abbiamo fallito, io, Umberto, Santino. L’unico che è attivo è Peppe, poi abbiamo fallito, stiamo tutti quanti così, che aspettiamo lo stipendio».

Giuseppe Pesacane, stando a quanto emerso da quella telefonata, non aveva però alcuna intenzione di rimanere con le mani in mano: «Mi servono i guerrieri, quelli che litigano in mezzo alla strada. Che me ne devo fare di queste persone? Devo organizzare di nuovo la squadra di quelli che vanno a dare fastidio per “Bosco”. È normale che facciamo una fine di merda, nessuno ha il coraggio di litigare, nessuno ha il coraggio di fare una cosa, ma dove vogliamo andare con questa gente? Adesso inizio a organizzarmi di nuovo così». Insomma, il boss aveva esaurito la propria pazienza: «Hai capito? Se una cosa non la faccio io non la fa nessuno, hai capito che qua sono tutti ricottari? Aspettano lo stipendio, nessuno ha il coraggio di dare uno schiaffo a un altro». A ricevere lo schiaffo sarà però proprio il ras vesuviano, con le manette che pochi giorni fa gli hanno stretto ai polsi i carabinieri.