Una scena di 'Gomorra - La Serie' girata nella villa del clan Gallo a Torre Annunziata

di Giancarlo Tommasone

E’ la fine di luglio del 2013. A bordo di una Peugeot 308 in uso a Gennaro Aquino (all’epoca dei fatti location manager di Cattleya, condannato ieri a sei mesi dal giudice monocratico di Torre Annunziata, per favoreggiamento) ci sono lo stesso manager, un suo collega di Roma, e Raffaele Gallo, alias Zio Filuccio, padre del capoclan di Torre Annunziata, Francesco. Per realizzare le scene relative alla casa del boss Savastano (protagonista della serie Gomorra) è stata fittata quella di un capoclan – vero – di Torre Annunziata (Francesco Gallo, appunto). Sia Aquino che l’altro manager, in precedenza, sono stati ascoltati dal pm anticamorra Pierpaolo Filippelli.
Gli inquirenti lavorano per far emergere la circostanza, che per girare in quella abitazione, sia stato pagato il pizzo all’organizzazione malavitosa. Il manager romano cerca di spiegare la situazione a Zio Filuccio, di fatto informandolo di indagini in corso: «Si sono messi proprio di punta… io gli ho dovuto portare un sacco di documentazione cartacea in maniera da dimostrare che non c’è altro rispetto a questo». Al che Zio Filuccio conferma: è normale. Sempre rivolto a Raffaele Gallo, il manager dice ancora: «Mi ha chiesto pure – si riferisce all’inquirente che lo ha ascoltato –, in virtù di questo, di altre locazioni, di altre cose, i documenti, i pagamenti come li ho fatti, mi sta controllando le fatture della società… una follia. Uno fatica e a questi non gli sta nemmeno bene». «Come si deve fare per tirare avanti la vita?», si chiede Zio Filuccio. «Ha capito – continua ancora il dirigente romano, rivolto a Raffaele Gallo –, io gliel’ho detto pure a Filippelli (il pm che all’epoca dei fatti coordina le indagini): ma lei cosa vuole da me? Ma noi non c’entriamo in tutta questa storia». Zio Filuccio dà, naturalmente, ragione al manager: «Ma scusa, io sto girando un cinema là, pago e ringrazio».
Non meno significativa – come è scritto nell’ordinanza prodotta dagli inquirenti ed eseguita nei confronti di Francesco Gallo, Raffaele Gallo e Annunziata De Simone tre anni or sono – la risposta con la quale Gennaro Aquino recepiva il concetto e l’auspicio espresso da uno dei collaboratori della pellicola, circa il dissequestro dell’immobile dei Gallo, così da evitare che i soldi della concessione andassero allo Stato, piuttosto che alla famiglia di Torre Annunziata. La conversazione è del 3 luglio del 2013. «Speriamo che glieli sbloccano – dice l’uomo – … anche perché, a regalarli così allo Stato a cazzo di cane… è meglio che se li prendono Franco – il capoclan Francesco Gallo – e i suoi». E Aquino concorda: «Sì, si comprano un biliardo nuovo».

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